A Sansepolcro va in scena la più lunga ora del “poeta pazzo” Dino Campana

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Kilowatt Festival 2018, Ph Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2018, Ph Luca Del Pia

«Sono due esseri umani che hanno viaggiato molto». Così ha esordito Vinicio Marchioni introducendo La più lunga ora alla 16edizione di Kilowatt Festival (svoltasi a Sansepolcro dal 13 al 21 luglio 2018).

Chi assiste a questo spettacolo deve essere pronto a farsi trasportare in «un viaggio chiamato amore». In questo caso la parola amore la si potrebbe applicare a più persone, da quello che l’ideatore di questa rappresentazione nutre verso la propria professione a quello provato da Dino Campana nei confronti della scrittura e di Rina-Sibilla Aleramo, la «donna dalla pelle ambrata con i gomiti appoggiati sulle ginocchia».

I primi suoni eseguiti da Ruben Rigillo richiamano un battito, quello di un cuore che di lì a poco pulserà tramite la partitura composta da Marchioni mescolando gli scritti personali con quelli poetici.

«Mi chiamo Dino Campana. Sono nato il 20 agosto 1885 a Marradi». Con pause ben distribuite, l’uomo si presenta al cospetto degli spettatori, dichiarando sin dalle prime battute di esser stato «colpito da una tremenda confusione di spirito».

Kilowatt Festival 2018, Ph Luca Del Pia

Quest’artista è passato alla cronaca come il poeta pazzo, non è in discussione la sua indole inquieta, ma La più lunga ora riesce a prendere per mano la platea di turno (da quella più raccolta nel foyer del Teatro Parenti di Milano per la rassegna dedicata alla poesia a quella più ampia nella piazza Torre di Berta nella città di Piero della Francesca) facendone scoprire l’essere umano esplicitato dai suoi stessi pensieri e di quelli della donna amata. È come se i due si reincontrassero grazie alla magia dell’arte. Si empatizza, infatti, con l’autore toscano mentre patisce il dover rincorrere e pregare per essere pubblicato perché solo se lo pubblicavano, lui poteva vivere.

Vinicio Marchioni a Kilowatt Festival 2018, ph Luca Del Pia

L’attore, il quale ha recentemente interpretato Vanja in un adattamento del testo checoviano, pesa le parole e i silenzi, esprime con la mimica il tormento interiore di Campana, ora ridendo, ora digrigando i denti fino a un climax fortissimo che il pubblico segue in apnea. In particolare in alcuni punti si può rintracciare quasi una eco amletica e di quella follia – di metodo – esibita dal principe di Danimarca, perché gli altri gliel’avevano attribuita, senza dimenticare i momenti in cui lo scrittore di Marradi fa riferimento alla madre («madame Bovary senza il coraggio dell’adulterio»).

Poi, la parola passa a Sibilla, resa concreta e tangibile da una Milena Mancini attenta a scandire le emozioni di questa donna – una delle prime a essersi ribellate alla violenza di genere. Si può amare e travalicare il limite? È uno degli interrogativi che questa storia rilancia, commuovendo con un groppo in gola che sale pian piano.

Tocca alle musiche originali di Rigillo impreziosire ancor più il viaggio di questo «piccolo uomo smarrito» e di «una donna», le cui parole si attaccano alla pelle e si scolpiscono nel cuore di chi ascolta. «La suggestione governerà il mondo, la poesia lo salverà».

Il prossimo appuntamento con La più lunga ora è il 26 luglio ad Assisi nell’ambito di “Assisi Incontra”.