Alessandro Sardelli, da “attore per caso” a Pelosi nel film su Pasolini

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La Macchinazione, foto di scena
La Macchinazione, foto di scena

Non appena maggiorenne, si ritrova sul set accanto a Massimo Ranieri per raccontare uno dei delitti più controversi d’Italia, quello di Pier Paolo Pasolini. Alessandro Sardelli, originario di Cecchina, piccolo comune dei Castelli Romani, ha iniziato così la sua avventura nel mondo del cinema. Un cinema neorealista che torna a puntare sui giovani, quelli veri, quelli che non necessariamente arrivano dalle scuole di recitazione o dalle accademie.

Attore per caso. Ci spieghi meglio?

Il mio primo provino fu grazie a Facebook. Lessi un annuncio e decisi di partecipare. Non avevo mai studiato recitazione o pensato di intraprendere questa carriera.

E’ andata decisamente bene visto che il tuo primo film è stato La Macchinazione di David Grieco, con Massimo Ranieri, che racconta la storia di Pier Paolo Pasolini. Che ricordo hai di quella esperienza?

Un tatuaggio indelebile sulla pelle. Qualcosa di indescrivibile anche perché io, quando venni scelto, pensavo si trattasse di un piccolo ruolo, non mi aspettavo di certo che si trattasse del ruolo da co-protagonista. 

Come è stato vivere il set?

Bellissimo. Con Massimo Ranieri si è instaurato un rapporto meraviglioso e divertente: mentre sulla scena era costretto a darmi del bravo ragazzo, aveva capito perfettamente il mio essere scaltro, determinato. Iniziare a recitare dal nulla non è facile. È come studiare e mettere subito in pratica ciò che impari. Una grande scuola. Rubo tutto quel posso. Uno sguardo, un movimento. Rubo con gli occhi.

Sei anche nel cast del film Manuel di Dario Albertini che risulta essere uno dei film più premiati dell’anno?

Altra esperienza bellissima. Anche qui un provino ed è andata. Il ruolo è decisamente inferiore rispetto al mio primo film ma grazie a questo lavoro ho avuto anche la fortuna di andare al Festival di Venezia.

Alessandro Sardelli, ph Andrea Ciccalè

Come ti sei preparato al primo red carpet della tua vita?

Con una grande adrenalina e senza alcuna forma di divismo. Per me è stata l’ennesima opportunità e ringraziamento ad un mondo, come quello del cinema, che sta puntando tanto sui giovani che magari non hanno mai studiato recitazione come me. Un ritorno al passato, al neorealismo.

C’è un attore a cui ti ispiri o che prendi come modello?

Sto imparando che ognuno nel suo modo di recitare ha qualcosa da dare. Non bisogna avere modelli o ispirarsi a qualcuno altrimenti si tende ad imitare e ad annullare la propria identità e la propria arte. Io preferisco il termine “ammirare”. Ce ne sono molti da Alessandro Borghi a Edoardo Pesce fino ad arrivare a Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Diciamo che ho una predilezione per gli attori romani.

Un regista da cui ti piacerebbe essere diretto?

Mi piacerebbe molto continuare col filone neorealista quindi ti dico Stefano Sollima, Matteo Garrone e Marco Risi.

Solo film d’autore. Niente commedia?

È  un genere quello della commedia con cui mi piacerebbe sicuramente misurarmi anche perché spero di crescere nel mio lavoro e poter diventare più poliedrico possibile.

Hai parlato di un cinema che tende a dare opportunità. L’Italia e la situazione attuale, come le vedi? Ce ne sono di opportunità?

Io sono fiducioso e credo che le cose andranno sempre meglio per tutti. Bisogna avere costanza, determinazione e tanta pazienza. Non abbattersi davanti alle difficoltà che, anche se toste da superare, fortificano e se utilizzate bene possono diventare un gran bagaglio per il proprio futuro.

Futuro. Il tuo che prevede?

Dal punto di vista lavorativo sempre progetti legati al mondo della recitazione. Ho recitato nel video clip Attenti al cool del cantautore Emilio Stella e poi ci sono un paio di progetti per il prossimo autunno ma di cui, per scaramanzia, ancora preferisco non parlare.