Michele Pellegrino, immagini di personaggi “estremi” e della loro terra

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Valle Varaita, 1976
Pianura cuneese, anni settanta

La personale di Michele Pellegrino, Michele Pellegrino. Una parabola fotografica inaugurata il 19 luglio nell’ex Chiesa di San Francesco di Cuneo e visitabile fino a domenica 20 settembre, racconta la storia dell’uomo: settantacinque fotografie, suddivise  in diciannove sezioni.

La mostra è stata realizzata grazie alla donazione dell’intero archivio fotografico da parte di Michele Pellegrino alla Fondazione CRC.

A cura di Enzo Biffi Gentili, la mostra crea un percorso che mette in relazione il lavoro dell’artista con quello di un altro cuneese, Cesare Pavese, del quale   ricorre il 110° anniversario della nascita.

E’ proprio la frase dello scrittore contenuta in Paesi tuoi a divenire il leitmotiv della mostra: “L’opera è un simbolo dove tanto i personaggi che l’ambiente sono mezzo alla narrazione di una paraboletta, che è la radice ultima della narrazione e dell’interesse: il ‘cammino dell’anima’ della mia Divina Commedia”.

Anche Pavese è riuscito con i suoi scritti a dare un volto all’anima umana attraverso un delicato stile simbolico, anche se è stato più volte e malamente stato considerato un realista e naturalista, aggettivi che non si adeguano alla sua storia letteraria.

Osservando da vicino la mostra, dove è possibile vedere la produzione fotografica di circa cinquant’anni dell’attività di Pellegrino, si potrà notare come egli passi dai soggetti umani fino alla descrizione di ambienti, facendo sempre uso del bianco e nero.

Monastero di Ovada, Passioniste, 1973

Si va dalle opere ritrattistiche, che riprendono i personaggi della pianura cuneese o della Val Varaita, per lo più figure riprese dalla vita contadina, ad altre di stampo maggiormente artistico, simbolico, ieratico, come accade per esempio per Ovada, dove viene ripresa una suora mentre sta baciando i piedi del Cristo. Un’immagine certamente forte, ad alta intensità spirituale. 

Immagine certamente forte e ad alta intensità spirituale, essa è inserita all’interno della sezione “Padri e sorelle”.

Michele Pellegrino infatti, credente ma non praticante, tra il 1972 e il 1980 si è dedicato a ritrarre soggetti ecclesiastici, attirato dalle persone che di loro scelta hanno deciso di vivere fuori dagli schemi sociali, esprimendo così una radicalità spirituale che ha interessato profondamente l’artista.

Vi sono poi lavori in cui la figura umana scompare, lasciando il posto ai paesaggi naturali o strutturali.

Cuneo, 2007

Una foto è dedicata proprio a San Francesco, dove il fotografo è riuscito a immortalare la chiesa in un momento evocativo della giornata, in cui il gioco di luce e ombra si fa particolarmente intenso, donando all’edificio una poetica aura mistica.

Si tratta infine di un percorso per scoprire la storia di una città e dei suoi dintorni: Cuneo, ma anche per indagare nel complessivo la storia dell’uomo, soprattutto dal punto di vista spirituale. Questo grazie agli scatti di Michele Pellegrino, che non hanno il merito di parlarci soltanto dell’individuo nella sua esteriorità, ma persino del suo intimo.