“Via Emilia”, o la vita “unplugged” secondo Jack

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«Le mie canzoni nascono come i bambini: quando è il momento spingono e vengono fuori, che tu lo voglia o no».

Le “creature” partorite dalla sua penna tra il 2014 e il 2017, ovvero negli anni in cui ha vissuto a Modena, il cantautore milanese Jack Anselmi le ha raccolte nell’album Via Emilia. Negli otto brani che lo compongono, tutti registrati live in studio e alcuni quasi completamente unplugged, ci sono la nostra società, la vita quotidiana, i rapporti umani, i viaggi.

«Il sound è essenziale e crudo per fare risaltare i testi, che per me sono importantissimi e su cui svolgo un gran lavoro giocando con la lingua italiana» sottolinea Jack.

Un impegno riconosciuto, visto che per il brano Autentico è stato selezionato come poeta alla quarta edizione del Premio CET Scuola Autori di Mogol.

All’anagrafe Giacomo, scopre la chitarra grazie al fratello maggiore e ad uno zio che, quando erano tutti insieme in famiglia, suonavano De Andrè, De Gregori, Bennato, Guccini.

Gli inizi lo vedono cantante e chitarrista in diverse band rock. «Avevo poco più di 20 anni e adesso ne ho 39, la mia musica ora è meno rock, i suoni più acustici ed equilibrati» commenta a proposito della svolta cantautorale.

L’apertura della partita del Cuore allo Juventus Stadium di Torino è uno dei momenti della sua carriera che ricorda con maggior piacere. Ma su quello più emozionante non ha dubbi: «Qualche mese fa, dopo un live davanti a poche persone in modalità chitarra e voce, una ragazza mi ha ringraziato per aver suonato un mio pezzo; ho poi scoperto che era alle prese con una grave malattia e quindi per lei la musica era terapeutica. La musica serve soprattutto a questo, in fondo».

La musica non solo cura, ma unisce: «Adoro l’energia positiva che sprigiona un concerto, che sia mio o di altri musicisti, e quel legame fraterno che si crea nel pubblico e tra gli artisti. Di contro, non sopporto quando manca il confronto proprio tra noi musicisti, quando ognuno pensa al suo e, peggio ancora, quando ci si fa la guerra».

Tenace, lento e autoironico sono i tre aggettivi che il songwriter sceglie per descriversi, mentre ama definire la sua musica ironica, discreta e autentica. Lo ascolteremo dal vivo tutta l’estate lungo la penisola e promette altre date in inverno.