Il “pop filosofico” di Tom Armati, musica per la metropoli

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Definisce il suo genere “pop filosofico” perché, come lui stesso dice, «vuol far sorridere ma ha anche dei contenuti».

Tom Armati su questa scia ha lanciato Sa sa prova, brano che invita a riflettere sulla ricerca ossessiva di avere maschere sempre nuove per provare a sfondare nel mondo della musica e che è stato selezionato qualche mese fa tra i 68 finalisti della sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo.

«Partecipare all’audizione è stata un’esperienza molto formativa, si trattava di un tipo di performance diversa da quella dei locali» dichiara il cantautore romano, da cui è difficile aspettarsi un ritorno all’Ariston: «Non sono un superfan di Sanremo, volevo solo provare come funzionava l’impianto del festival».

La prima volta che Tom ha toccato una chitarra, una Gibson Les Paul portata a casa dal fratello, è riuscito a rompere subito una corda e con le restanti cinque ha composto la sua prima canzone. «Il giorno dopo ho iniziato a sognare di vivere di musica. Ho capito subito che quello sarebbe stato sempre il mio ultimo pensiero prima di andare a dormire e il primo al risveglio. Ed è ancora così. L’importante non è tanto essere musicisti nella vita, quanto sentirsi musicisti dentro, essere immersi costantemente in quella dimensione».

Amante dei Beatles, degli esordi ricorda il primo provino fatto in casa, registrato in campagna insieme al musicista Vittorio Paciaroni: «La prima notte non riuscivo a dormire per l’esaltazione».

Nel maggio del 2015 pubblica il suo primo album, Nei migliori negozi di dischi: una manciata di canzoni pop che attingono con ironia pungente e disinvolta a paradossi, emblemi e grattacapi della vita quotidiana.

Le sue canzoni filosofiche che parlano di storie di tutti i giorni nascono ovunque, in ogni luogo: case, spiagge, semafori rossi (a volte anche verdi) e fermate della metro («Roma in questo ti facilita molto, perché ci sono tempi di attesa lunghissimi»).

Di momenti emozionanti della sua carriera ne ha diversi da raccontare: «Le giornate in studio White Lodge per registrare il disco, il primo concerto con questo progetto solista insieme al fido compagno Vittorio alla chitarra, ma anche quando ho suonato all’estero in Belgio e ho trovato un pubblico attentissimo e interessato».

Il cantautore non nasconde i momenti di sconforto: «Capita di pensare di mollare tutto più o meno a giorni alterni perché portare avanti un progetto di musica originale è veramente tosto a livello di costi e tempo da dedicare. Però, viene tutto assolutamente ripagato. Una volta ho suonato davanti a tre persone; uno di loro era dopo un anno a un mio concerto, mi ha detto di essere tornato perché i miei testi l’avevano colpito».

Intanto, nonostante l’estate sia tempo di vacanze e di live, lui pensa al secondo progetto discografico: «Sarà un successo planetario. Forse non sarà un album, ma solo una sequenza di singoli».