Quello sferragliare dei vecchi tram in chiave pop

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Lo skyline e city life, le torri che grattano il cielo con vetro e acciaio, ma soprattutto: lo sferragliare dei tram. Quelli “vecchi”, quelli che ti fanno pensare a Testori, al “nebiùn” e alla città operativa e creativa del mitico “23 Lambrate” e dell’avveniristica Torre Velasca.

Il tram come la silhouette del Duomo è e resterà l’iconografia di Milano, “the place to be”  in ogni collocazione temporale, 50 anni fa e oggi.

E allora, la pop art, testimone e sentinella a volte scanzonata a volte tragica, che come ogni stile è sempre all’altezza del suo tempo, quale elemento simbolico più iconico e sexy del tram poteva scegliere per celebrare Milano? Dice i tram dipinti li vedi anche sui Navigli, ma «non è lo stesso campo da gioco, non è lo stesso campionato e non è nemmeno lo stesso sport» (cit.).

Un sodalizio: ITALIANCODE; 3 artisti: Stefano Albertini, Luciano Bobba e Max Portale; una mostra: Italian (POP) Code, terza puntata della serie st art. L’arte per tutti, da Mondadori Store Milano a cura di Angelo Crespi.

L’arte è per tutti e di tutti, come il tram. Ecco allora che ITALIANCODE ci restituisce la nostra icona milanese per eccellenza in una serie di “mi ricordo”, sembrano i manifesti strappati di Rotella, sembrano le vestigia di un film proiettato in un cinematografo dove abbiamo lasciato il cuore, perché siamo più che italiani, siamo milanesi: ”milanès milanès nun sémm!”