Umberto Mastroianni fra i grandi del 900, ma a Palazzo Strozzi non lo sanno

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Umberto Mastroianni, Senza titolo (Cattedrale, comunicazione orale dell’autore), bassorilievo su cartone, operato e dipinto a olio e tecnica mista, cm 97 x 68, firmato in basso a destra (orizzontale), Collezione pri
Umberto Mastroianni, Compatto, Bronzo a cera persa, cm 15 x 20 x7 , 1975, Firmato, Collezione privata

Colpisce, nella mostra Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano, in corso sino al 22 luglio a Palazzo Strozzi di Firenze, l’assenza di un grande artista del Novecento, Umberto Mastroianni (Fontana Liri 1910-Marino 1998). 

La rassegna, che ripercorre tutto il secolo, dall’immediato dopoguerra, tra Realismo e Astrazione, fino alla contestazione del Sessantotto e alla nascita dell’Arte Povera, passando per le sperimentazioni delle nuove Avanguardie, sembra ignorare lo scultore. Neppure un’opera, neppure un richiamo.

Eppure Umberto Mastroianni, scultore, pittore, incisore, poeta, è stato ed è artista di livello internazionale, con opere in tutti i musei del mondo, dall’America al Giappone, monumenti al Partigiano, alla Resistenza e alla Pace di grande impatto e originalità, premi prestigiosi, libri e raccolte poetiche.

Umberto Mastroianni , Giorgio, bronzo, cm 42 x 21 x 27, 19571958, firmato sul retro del collo, Collezione privata

Un fiume di attività, una personalità vulcanica e innovatrice, che ha attraversato tutto il secolo con svolte artistiche sofferte, impegno, esiti straordinari. Ha dato, ad esempio, una svolta nuova al Futurismo, come diceva lui stesso, con le sue sculture dinamiche come corpi «straziati dalla guerra».

Aveva cominciato nella sua terra ciociara per arrivare sedicenne a Torino e fare una vita grama, di stenti, lontano dalla famiglia: «È in questa città complessa, non facile e opposta alla mia natura ciociara, che la vita m’impone le prime sofferenze, i primi urti con la realtà di tutti i giorni» scriveva nel 1985 ne Il grido e l’eco, una delle sue più belle raccolte di scritti.

Umberto Mastroianni (Fontana Liri 21 settembre 1910-Marino 25 febbraio 1998), Guerriero, carboncino e pastelli su cartone, cm 65 x 49, 19571958, firmato “Mastroianni”, Collezione privata

Nella Torino dominata dal «clima perbenistico» di Felice Casorati lavora presso il maestro Michele Guerrisi e frequenta intellettuali d’avanguardia come Guido Seborga, Massimo Mila, Vincenzo Saffi, Piero Bargis. Tra gli artisti è grande amico di Luigi Spazzapan, di vent’anni più grande. Con lui ed altri organizza nel 1947 il Premio Torino, che ha purtroppo una sola edizione.

Le sue prime delicate sculture figurative (volti di donna, di fanciulli, nudi e teste), nate tra il 1930 e il 1940 hanno un sapore quattrocentesco, alla Laurana. Ma, con la guerra, nel ’40, tutto cambia.

«La grande tragedia della seconda guerra mondiale, la violenza, il caos, la carne a brandelli e il sangue sparso mi hanno spinto ad abbandonare l’armonia estetica della forma verso espressioni e consapevolezze nuove» spiegava. Così nel 1943 nascono i primi rilievi su carta, legno, metallo «materia sorda e gonfia, urli trattenuti», nel 1945 i grandi monumenti alla Resistenza e alla Pace come quello di Cuneo e degli altri che seguono. Opere colossali, proiettate nello spazio per ricordare eccidi e catastrofi e insieme dare speranza.

Umberto Mastroianni, Senza titolo (Cattedrale, comunicazione orale dell’autore), bassorilievo su cartone, operato e dipinto a olio e tecnica mista, cm 97 x 68, firmato in basso a destra (orizzontale), Collezione privata

Negli ultimi anni di vita, di grande attività, nella sua casa di Marino Laziale, la storica villa tra gli ulivi che aveva visto gli incontri tra Michelangelo e Vittoria Colonna, Mastroianni osservava: «Pensando a tutti i monumenti che ho fatto, mi rendo conto che tendo sempre più alla montagna, proprio come gli egizi e gli aztechi, che hanno costruito piramidi e mausolei».

Tra grandi sculture e piccoli luccicanti gioielli bronzei «i miei amici», l’artista riceveva personalità della cultura e scrittori come Gabriel Garcia Marquez, «un rivoluzionario sudamericano, piccolo, vivace, malinconico». E sognava un grande monumento in bronzo per Hiroshima, un tempio moderno, una Sistina del XXI secolo.