Il melodramma italiano dopo la Turandot di Puccini

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CC0 Creative Commons
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La Turandot di Puccini (la prima alla Scala è del 1926) viene comunemente considerata come la tappa che pose fine al melodramma italiano.

Che ciò non sia vero risulta evidente dalle 700 pagine che il critico musicale Piero Mioli, tra i massimi esperti italiani d’opera, ha dedicato alla trattazione del nostro repertorio lirico del XX secolo in L’opera italiana del Novecento (Manzoni Editore, pagg. 766, euro 30), un librone che scandaglia la poco nota produzione melodrammatica post-pucciniana.

Nel lungo e suggestivo labirinto si scorgono nomi già noti alla musica del Novecento (benché quasi ignorati nella loro declinazione lirica) come Cilea, Busoni, Respighi, Pizzetti, Malipiero, Casella, Dallapiccola, Petrassi, Maderna, Nono, Berio, ma anche compositori dei quali questo volume pone un nodale tassello per la loro riscoperta: Zandonai, Franchetti, Mancinelli, Montemezzi, Wolf Ferrari, Ghedini, Manzoni, Togni, Bussotti, Liviabella.

Un libro eccellente (plauso ad autore ed editore), di sommo interesse per la musicologia, ma non solamente per melomani: lettura consigliata per chiunque voglia svelare una porzione poco indagata della grande storia musicale italiana.