Sergio Padovani, nella magica Bismantova il santo ritorna uomo

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LA FORZA o LORENZO.Olio,bitume,resina su tela 50x40.2018
LA FORZA o LORENZO.Olio,bitume,resina su tela 50×40.2018

Arte e territorio: spesso dietro questa coppia (non) si nascondono manifestazioni culturali più vicine all’artigianato che alle arti visive, ma una visita alle Scuderie di Palazzo Ducale a Catelnovo ne’ Monti, nell’Appennino reggiano, vi permetterà di vedere una piena coincidenza dei due termini. La mostra del pittore modenese Sergio Padovani, che ha all’attivo personali in gallerie private e spazi museali, si intitola Vismentua ed è, già nel nome, un tributo alla cultura e alla tradizione della celeberrima e scenografica Pietra di Bismantova, una montagna caratteristica dell’Appennino reggiano alta 1047 metri a Castelnovo ne’ Monti: una “pietra” di cui parlò Dante nel Canto V del Purgatorio (“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su Bismantova in cacume con esso i piè; ma qui convien ch’om voli; dico con l’ale snelle e con le piume del gran disio, di retro a quel condotto che speranza mi dava e facea lume”) e che in epoca ancestrale/pagana era il luogo per la raccolta notturna di vischio tra i querceti della zona, espressione di un antico culto lunare.

Per questa mostra (a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei, nell’ambito di Non Festival tra Sacro e Profano L’Uomo che Cammina) Sergio Padovani ha realizzato delle opere che potremmo definire, con una certa licenza “tecnica”, sito-specifica: opere di grande formato, ma anche medio e piccolo, eseguite con la tecnica dell’olio e bitume e resina su tela, caratterizzate da una fortissima connessione con l’iconografia naturale, storica e visionaria del territorio, ma anche da una “discesa” materiale, terrigna, dal cielo della santità alla terra dell’umanità, dei soggetti raffigurati nei quadri, che il pittore modenese restituisce alla loro natura umana. Vi è infatti una continuità nella novità delle opere esposte: se la precedente mostra di Padovani al Museo Diocesano di Imola (2017, Sanctimonia) era impostata sulla figura e l’iconografia dei Santi, ora, nell’affascinante e “magica” terra di Bismantova (Vismentua), il Santo “precipita” a terra e nella natura ritrova la propria dimensione umana. Ecco perché i titoli dei quadri esposti nelle sale di Palazzo Ducale “tolgono” la santità al nome e ne rendono l’umanità. Esempio: “La forza o Lorenzo” (qui l’iconografia simbolica rimanda alla forza dimostrata da San Lorenzo  quando oppose strenua resistenza al martirio e viene associata al suo nome ”naturale”, “de-santizzato).

VISMENTUA o L’ASSUNTA, olio, bitume, resina su tela, 150×180, 2018

Un altro elemento di rilievo di questa mostra è il ritorno di Dante, che abbiamo citato poc’anzi in riferimento alla storia della Pietra di Bismantova. Nel grande quadro (che è l’opera principe della mostra) intitolato  “Vismentua o L’Assunta”, Sergio Padovani ha dipinto un paesaggio dantesco, ma non limitandosi a una sua interpretazione o re-interpretazione: come nelle migliori tradizioni pittoriche di un tempo (e parliamo quindi di una figurazione pittorica che non si fa più o si fa meno, a parte alcune eccezioni fra cui ricomprendiamo la produzione di Padovani) e come insegnava l’insigne critico Matteo Marangoni, bisogna “saper guardare”, lasciamo quindi al visitatore di “Vismentua” lo scioglimento dell’arcano figurativo diquesto quadro.

LA NASCITA o PANCRAZIO. Olio,bitume,resina su tela 71×113.2018

Il santo torna uomo, heri dicebamus, perchè il santo è uomo e del resto il Cristo stesso è e fu uomo: nessuna concessione al laicismo, questa pittura di Padovani è a suo modo una pittura “religiosa”, ma chiaramente non confessionale, è una sfida, una sfida continua, iniziata con “Sanctimonia” al Museo Diocesano di Imola e in cammino oggi alle falde della Pietra di Bismantova, ad ogni passaggio con una novità (guardate le opere di Padovani del 2010 e guardate quelle di adesso una firma, un elemento di riconoscibilità che si accompagna a un rinnovamento estetico e pittorico ricorsivo, per ogni nuova “serie”): il colore, il colore di un tempo anacronistico, come se i quadri fossero stati eseguiti a bottega con gli strumenti del xiv e xv secolo. Un esempio? Guardate l’opera intitolata “La nascita o Pancrazio”, fermando gli occhi in special modo sul cielo, orientandoli lievemente sulla sinistra della composizione.

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.