Quando “una stupida canzone” racchiuderà il senso di una società

0
35

Una comunità che si sintonizza sulle note di una sperimentazione musicale fuori dell’ordinario.

Questo lo scenario che attende la città di Mondovì il 12 e 13 luglio 2018.  Ù Associazione Culturale che lavora sul territorio piemontese come aggregatore di esperienze artistiche- organizzerà per quelle due serate un evento performativo con Giò Sada, vincitore di  Italia nel 2015:  un workshop sulla “Musica Indipendente” e un concerto, una Acoustic Session, che inaugurerà la prima tappa del nuovo tour estivo.

Perché parlare di musica indipendente proponendo al pubblico una vera e propria esperienza immersiva nelle sonorità meno convenzionali?

Lo abbiamo chiesto proprio a Giovanni Sada, che conosce senza dubbio molto bene la differenza tra musica indipendente e logica commerciale. Figlio d’arte, intraprende subito una carriera da outsider, per scelta professionale e per intuizione emotiva, come ci spiega.

Ci puoi raccontare in sintesi il tuo percorso artistico che ha visto una recente tappa importante in un talent show?

Ho cominciato a cantare da bambino nel coro della mia scuola elementare. Da adolescente ho intrapreso un percorso musicale in varie band punk rock/hardcore, ma allo stesso tempo coltivavo la mia passione per la canzone d’autore in ogni sua forma e in ogni lingua. Poi, dopo 10 anni in giro per l’Europa, ho partecipato a X factor per mettermi un po’ in difficoltà nell’affrontare qualcosa che non avevo mai pensato di dover affrontare… dopodiché, in maniera un po’ presuntuosa, ho scelto di non seguire la strada che più si addice a un vincitore di un talent e ho ripreso la mia attività di concerti insieme alla mia band. Ora mi appresto a registrare il prossimo disco in maniera indipendente.

Cosa vuol dire oggi fare della musica indipendente e quali sono le caratteristiche di una proposta musicale “libera”

Fare musica indipendente è per me innanzitutto essere liberi di prendersi il proprio tempo ed utilizzarlo al meglio, nell’ottica di rendere una proposta artistica unica. Per citare Einstein, trovo adatto dire che l’indipendenza è l’intuizione al servizio della tecnica e non il contrario

Lavorare sul testo di una canzone nell’era dello storytelling: quali le difficoltà e i punti di forza
Personalmente cerco di cogliere l’emotività piuttosto che raccontare una storia. Di solito per scrivere un testo devo mettermi nella condizione di darmi fastidio, deve succedere qualcosa che mi faccia scattare un guizzo interiore e che possa necessariamente uscire in forma di canzone. Mettersi a un tavolino non è nel mio stile, preferisco che i testi arrivino col susseguirsi degli eventi; quindi il mio consiglio è vivere il più possibile, scavalcare qualsiasi muro mentale.

Nascere “figli d’arte” può essere un vantaggio ma anche un peso di responsabilità..

Nascere figli d’arte è un vantaggio perché presumibilmente fin da bambini si ha la possibilità di assistere giornalmente allo sviluppo di un percorso artistico, e di conseguenza si acquisisce una sensibilità all’arte in generale, che diventa automaticamente una sensibilità nei confronti della vita e di quello che ti circonda – perché è da qui che si trae tutto quello che poi diventa arte.

Nascere figli d’arte però è anche una responsabilità, perché i primi critici ai quali rivolgersi diventano i genitori… Talvolta si vive con la pressione di apportare un contenuto di uguale valore, se non superiore, a quello che hanno fatto loro, anche se nel mio caso non c’è questa competizione, perché in casa ognuno è libero di esprimere la propria arte come desidera senza l’ansia di essere sotto una lente d’ingrandimento. 

Come intendere oggi la tradizione e il passaggio di sapere e di talento tra artisti? Può esistere ancora una testimonianza artistica?

Credo che oggi sia più difficile fare testimonianza artistica, dato il sovraccarico di produzione tecnica e non intuitiva che viviamo giornalmente; ma sono convinto che, come ogni epoca, anche questa lascerà il segno in qualche modo. Penso a quello che accade nella società di oggi, in cui la musica (e l’arte in generale) probabilmente non potrà più essere solo mero intrattenimento, ma dovrà diventare (come già lo è stato in passato) un mezzo per unire coloro che vedono il mondo in maniera diversa, più aperta, più cosciente e meno omologata. Quando nessuno parlerà o avrà più il coraggio di parlare, ci sarà sempre una stupida canzone, o un insulso quadro, o un inutile spettacolo a teatro, che lo farà per tutti.