“Liberato”, anonymous della musica italiana

0
10

Appena tre settimane fa sul palco milanese della Barona approdano tre uomini incappucciati, senza volto. Uno dei tre uomini misteriosi è il vero fenomeno del mondo rap underground dell’ultimo periodo: Liberato, fresco anonymous della musica nostrana.

L’identità del cantante napoletano continua ad essere un enigma, un nome senza volto che richiama un qualcosa di più profondo della stessa musica, e fa sì che tutti si pongano una domanda: “ma liberato da chi? Da cosa?”.

Certo è che l’anonimato paga, e parecchio, sia in termini di successo musicale (non parliamo solo di click ma anche in termini di live) che in termini di immagine. Paradosso, visto che l’immagine-feticcio non c’è, ma c’è l’adorazione della stessa. Ma è forse questo quello che cerca la gente, una scusa per liberare la propria fantasia.

Sentire una voce e non avere un corrispettivo materiale della sua provenienza scatena infatti la potenza immaginativa della mente umana, proprio come succede con il mezzo radiofonico; allora la risposta alla domanda “liberato da chi o da cosa?” diventa una serie di immaginifiche peregrinazioni mentali che vanno dalla possibilità che il cantante sia un detenuto del carcere di Nisida all’interno di un programma di recupero (o magari più di uno), che sia un evaso ricercato dalla polizia (questa è la mia fantasia, lo ammetto) oppure che sia tutta una messa in scena: un’eccezionale operazione di marketing.

Le date dei concerti dell’anonimo napoletano danno “tutto esaurito” o “capienza massima dell’area raggiunta, seguono aggiornamenti”.

Ecco, in tutte queste righe ho parlato di Liberato senza mai accennare alla sua musica e anche io mi scopro quindi rapito dal mistero, o quantomeno incuriosito. La musica passa quindi in secondo piano? Assolutamente no – anzi, si fonde con il mistero dell’uomo incappucciato – proprio come già successo con il mascherato Sir Bob Cornelius Rifo, meglio conosciuto con il nome del suo progetto The Bloody Beetroots. Mi spiego: non sono un ascoltatore del genere musicale, anzi, ne sono stato per lungo tempo un detrattore, come lo ero di BB quando mi avvicinai al personaggio. La capacità di un artista di incuriosire fa però una buona parte del suo successo; quanti sono quelli che si sono recati al concerto di Liberato anche solo pensando di svelare il mistero? Molti a mio avviso, nonostante la musica fosse al centro dell’evento, essendo un concerto, ovviamente. Dicevo quindi che nelle mie ricerche mi sono incuriosito a tal punto da ascoltarne anche i brani e visualizzare gli splendidi video di Francesco Lettieri – cosa che non avrei forse fatto per un qualunque altro esponente del genere non avvolto dalla stessa coltre enigmatica. Nel tentativo di scoprire il mistero quindi ci si appassiona ai pezzi, li si ascolta ancora e ancora nella speranza di cogliere qualche indizio e, dopo poco tempo, rimangono stampati nella testa. Ma lo scopo di tutto questo qual è? Fare tutto esaurito ai concerti, vendere dischi, o concedere un paio d’ore d’aria a un detenuto? Chi vivrà vedrà insomma, intanto ci prepariamo al prossimo live dove magari un tassello in più verrà messo al posto giusto verso la risoluzione del puzzle. Chissà se la gente vuole davvero scoprire chi c’è dietro la maschera, con il rischio di rimanere delusa, o vuole semplicemente continuare a sognare…