Quel gioco teatrale “o-sceno” delle Strategie Fatali

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Ph. Marco Parollo​

A maggio 2018, all’Elfo Puccini di Milano, si è concluso il percorso di Strategie fatali della Compagnia MusellaMazzarelli, che ha dimostrato, ancora una volta, con questo spettacolo come sappia maneggiare la materia teatrale, impastando le mani in un classico sempiterno – com’è ormai l’Otello shakespeariano – mixato sapientemente con il pensiero del filosofo e del sociologo francese Jean Baudrillard, il tutto in maniera tale che sia fruibile a ciascun spettatore.

Ancor più per questa pièce si può dire che la parola d’ordine sia gioco teatrale. Tutto parte con un mistero: la scomparsa di un ragazzo (Giulia Salvarani) all’interno di un teatro – con due surreali e divertenti ispettori (Musella e Mazzarelli) che risvegliano a livello iconico il nostro immaginario con pipa e trench, richiamando “antenati” illustri come Maigret. «Eccolo qui il teatro abbandonato o-sceno», questa è una delle battute iniziali sintomatica di quanta finezza di penna drammaturgica e di studio ci sia dietro il lavoro di MusellaMazzarelli. Osceno sta a indicare da un lato un tema che sarà sviscerato più avanti (la pornografia); dall’altro, se si pensa etimologicamente, ciò che è fuori dalla scena, giocando anche con l’essere dietro le quinte e rilanciando, al contempo, l’interrogativo: cosa c’è dietro ciò che appare?

Ph. Marco Parollo

Al centro di Strategie fatali c’è proprio il prezioso gioco teatrale, che bisogna saper fare e quando ciò accade si respira teatro e si ha voglia che si verifichi ancora. La pièce è composta di altri livelli ulteriori. Come una macchina del tempo, infatti, si torna al momento in cui il ragazzo scomparso bazzicava sulle tavole del palcoscenico e nei meandri, assistendo alle prove della compagnia, che guarda caso stava allestendo “Otello”. Prova dopo prova e quasi senza soluzione di continuità si crea una naturale sovrapposizione tra la vita vera e quella “messa alla prova” – straordinari i momenti tra Mazzarelli e Marco Foschi, rispettivamente il Moro e Iago, ma non solo. Loro sono i due attori protagonisti della compagnia, con una rivalità mai sopita dai tempi dell’accademia. Non è finita qui, come in una scatola cinese, s’inserisce un’altra dimensione in cui un tecnico (Annibale Pavone) è barricato in un teatro, oggetto di interesse come luogo da trasformare in ospedale.

Innegabilmente Strategie fatali ha una drammaturgia complessa (è stato insignito del Premio Hystrio nel 2016 proprio per la drammaturgia), bisogna assistervi con una grande concentrazione, quasi la stessa che si richiede agli interpreti, i quali devono tessere i fili dell’enigma. Forse avrebbe giovato asciugare leggermente la durata, ma ciò non toglie che sia uno spettacolo che merita di essere ripreso per la finezza del meccanismo teatrale – e non solo per la metateatralità. Qualcosa potrebbe sfuggire allo spettatore proprio per via degli innesti di cui si forgia, ma non si potrà perdere l’amore per il teatro che questo testo e gli artisti che lo portano in scena (completano il cast Laura Graziosi e Astrid Casali) comunicano, semmai riscoprirlo. Non è casuale che il ragazzino scomparso si sia eclissato in un teatro, che, a spettacolo concluso, risulta un rifugio in cui poter essere se stessi e un luogo da preservare. Forse, il teatro, è ancora quell’arte che riesce a far occhio di bue su ciò che siamo e sulle questioni e le derive della società – col registro ironico-grottesco che contraddistingue la compagnia viene affrontato anche il tasto del porno.

Ph. Marco Parollo​

Dopo aver archiviato Strategie fatali (ci si augura per poco), la compagnia si è rimessa a lavoro su un’altra sfida, lavorando su altri testi del Bardo. Dal 27 giugno al 31 luglio, al Franco Parenti di Milano (co-produttore insieme a Marche Teatro e a La Pirandelliana), è possibile assistere alle prove aperte di Who is the king – da William Shakespeare, la serie. Si tratta di un progetto di Lino Musella, Andrea Baracco e Paolo Mazzarelli e nel periodo di prove nella città meneghina sarà possibile assistere agli episodi 1 e 2 che coprono gli eventi narrati in “Riccardo II” ed “Enrico IV parte prima”. Completeranno il progetto la seconda parte di Enrico IV, Enrico V, Enrico VI parte prima, seconda e terza, Riccardo III. «Messe in questo ordine, raccontano circa un secolo di storia d’Inghilterra anticipando in maniera geniale proprio i meccanismi narrativi delle migliori serie TV contemporanee» (dalla nota ufficiale). Lo spettacolo (episodio 1 e 2) sarà presentato in anteprima al Napoli Teatro Festival (9 e 10 luglio) per poi debuttare in prima nazionale il 9 ottobre al Franco Parenti. In scena troviamo Massimo Foschi, Marco Foschi, A. Pavone, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase, Josafat Vagni, L. Graziosi, G. Salvarani e ovviamente Mazzarelli e Musella.

«Perché ci sia una scena ci vuole un minimo di illusione», abbiamo ascoltato in un punto chiave di Strategie fatali. «Illudere, sempre illudere. Sventare le strategie banali con le strategie fatali», afferma Baudrillard. Si può “illudere” svelando l’enigma della realtà? Al teatro e a chi sa farlo l’ardua sentenza.