Il rogo di Primavalle, una graphic novel racconta il crimine dell’odio

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Il 16 aprile 1973 rappresenta la linea di demarcazione tra un prima e un dopo. Si mettevano già le bombe nelle piazze, si sprangavano gli avversari politici, si ammazzavano poliziotti e carabinieri. Ma quella notte, nel quartiere romano di Primavalle, il confine della follia si spostò un po’ più in là, portando la morte direttamente a domicilio per mano di assassini silenziosi e subdoli, che appiccarono il fuoco alla porta dell’abitazione di Mario Mattei, segretario della locale sezione del MSI. I suoi figli, Virgilio e Stefano, quest’ultimo di appena otto anni, morirono. I responsabili Achille Lollo e Marino Grillo fuggirono in Brasile e Nicaragua sottraendosi alla giustizia italiana, il terzo, Marino Clavo è tuttora irreperibile.

 A 45 anni di distanza una graphic novel edita da Ferrogallico ripercorre le vicende umane, politiche e giudiziarie connesse a questo delitto sconvolgente, che però si giovò di coperture altolocate e sciaguratissime: non a caso il fumetto si intitola Il rogo di Primavalle. L’omicidio politicamente corretto dei fratelli Mattei. A presentarlo, alla sala stampa della Camera,  l’autrice, Annamaria Gravino e la sorella delle vittime, Antonella Mattei..

Nel volume a fumetti un ricordo inedito di quegli anni è offerto da Giuseppe Valentino, oggi presidente della Fondazione An e allora giovane avvocato missino che fu parte del collegio difensivo dei Mattei. Si tratta di una ricostruzione dolente e insieme puntualissima del clima in cui maturò quell’omicidio e di quegli anni che «erano difficili» e durante i quali «essere “fascisti” lo era ancora di più». «”Peppino, hanno ammazzato due figli di Mario… di Mario Mattei, il segretario di Primavalle”: rimarrà sempre nella mia mente la voce tremante di Michele Marchio che, singhiozzando tutta la sua disperazione in quella mattina dell’aprile del ’73, mi comunicava che Virgilio e Stefano Mattei erano stati uccisi», ricorda Valentino, raccontando ancora che «le immagini di quella alba, di quella umile palazzina, della fuliggine tutt’intorno alla finestra distrutta dalle fiamme e del lenzuolo bianco adagiato sulla testa di Virgilio, il figlio maggiore morto per aver tentato in ogni modo di salvare dal rogo il piccolo Stefano, quelle immagini così crude, così orribilmente atroci resteranno scolpite nella mia memoria per sempre».

«Niente poteva giustificare un crimine così efferato: gli antagonismi politici e le violenze erano, purtroppo, una costante in quegli anni in cui antiche tensioni non si erano ancora sopite. Ma l’organizzazione di un atto così devastante, le cui conseguenze dovevano essere previste, un gesto finalizzato ad uccidere innocenti andava ben oltre le contrapposizioni: era un crimine ignobile, commesso da gente accecata dall’odio e disposta in nome di una contorta visione della vita ad agire senza alcuna pietà», si legge ancora nella prefazione di Valentino, che amaramente ricorda come «per il rogo di Primavalle i responsabili non hanno mai pagato. Ci fu persino una campagna giustificazionista». Così «giustizia non fu mai fatta». In fondo, conclude il presidente della Fondazione An, Stefano e Virgilio Mattei «erano soltanto i “figli dei vinti”»