Simone Frulio, quell’inno all’amicizia “stampato” su video

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Ph. Giulia Bersani

E’ alla   fine   del   secondo   anno   di   Lingue   e Comunicazione   all’Università   Cattolica   di   Milano. «Punto   a   laurearmi   in   tempo» dice Simone Frulio. Ma lui non è uno studente “come tutti gli altri”. «A parte quando studio, ascolto sempre musica: mentre cammino, mentre vado in università, in palestra. E canticchio sempre, anche durante le lezioni! Infatti i miei amici mi prendono sempre in giro per questo». Milanese, Simone ha scoperto la musica a 8 anni grazie a Laura Pausini: «I miei genitori portarono me e mia sorella a un suo concerto. Rimasi   in   estasi completa: mi   colpirono la   sua   grinta, la   voce   e, ovviamente, vedere tutta quella gente ammassata sotto il palco che cantava le sue canzoni. Dal giorno dopo quel concerto ho iniziato a cantare e non ho più smesso». A 10 anni Toni Martucci gli affida la sigla de L’Ambrogino d’Oro, al quale seguono due edizioni di Io Canto. «Ero   ancora   molto   piccolo   ma ricordo   molto   bene   le   lunghe   giornate   di   prove, le amicizie strette con gli altri ragazzi del programma e la bravura di Roberto Cenci» racconta l’enfant prodige lombardo.

Finita un’esperienza in tv se ne apre un’altra con X Factor. Era la settima edizione e lui faceva parte del gruppo Freeboys. «Non dimenticherò mai gli innumerevoli consigli di Paola Folli e Luca Tommassini, una delle persone più buone e preparate che abbia mai incontrato in questi anni, e la prima serata dei live: me la stavo facendo sotto dall’emozione».

Lasciato il trio, Simone ha ripreso una carriera da solista che l’aveva già visto pubblicare l’ep Tredici, l’album Tutta un’altra musica e vincere, nel 2011, il Premio AFI (Associazione Fonografici Italiani) “Giovane emergente”. Il suo nuovo capitolo musicale si è aperto con Battito di mano, un inno all’amicizia, al volersi bene e all’essere presenti per gli amici, anche e soprattutto nei momenti complicati. «E’ un brano che nasce da una situazione reale. Un mio caro amico era in difficoltà e così, non riuscendo a stargli sufficientemente vicino attraverso i miei messaggi   e   le   mie chiamate, ho deciso di mettere in musica tutto quello che volevo dirgli».

Il singolo è accompagnato da una vera novità, il cosiddetto “video stampato”. «È un’idea nata da Paolo Paltrinieri, sviluppatasi poi con la collaborazione tra Fonoplay e Savigel» spiega. L’app, usata per la prima volta in Italia in un video musicale, si chiama S&F Realtà Aumentata. «Volevamo creare qualcosa di innovativo facendo prendere vita a un’immagine su una superficie cartacea piuttosto che sullo schermo».

Il brano fa da apripista ad un disco di 12 tracce, 9 delle quali scritte e musicate da Simone. Eterno nostalgico, determinato e sensibile, come lui stesso ama descriversi, dichiara che quando arriva l’ispirazione c’è una sola cosa da fare: «Devo immediatamente chiudermi nella mia cameretta, accendere la lucina sulla scrivania e far andare la mano sulla mia agenda segreta».

Guardando il suo percorso, l’emozione più forte ritiene di averla provata con l’esibizione in Piazza Duomo a Milano, quando ha aperto il concerto di Radio Italia Live, qualche anno fa. 

Ma tra i suoi momenti più belli cita anche l’incontro con Laura Pausini. «Ora – confida –, sogno di collaborare con lei e con Giorgia. Anche se nel corso dell’ultimo anno mi è venuta una voglia matta di fare un duetto piano e voce con Ultimo; è un poeta per me, adoro i suoi testi e le sue canzoni».