Luciano Regoli, strenuo difensore della pittura figurativa

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Luciano Regoli La falconiera, olio su tela, 120×120 cm, 2006

La pittura figurativa è morta? Niente affatto a giudicare dai numerosi artisti che la praticano, creando spesso capolavori di forte attualità con mezzi tradizionali.  In questo giornale, le testimonianze non sono mancate. A difendere la pittura figurativa, non solo con la sua opera, ma anche con la teoria e addirittura fondando la Scuola della Valle di Lazzaro all’isola d’Elba è Luciano Regoli, nato a Terni nel 1949.

L’artista, che ha cominciato a dipingere dopo studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, e ha lavorato con più fortuna all’estero che in Italia, si è sempre opposto alla “fine” della pittura figurativa, contrastando con vigore chi la giudicava obsoleta.  Autore di uno scritto programmatico 5000 km per vedere un orecchio. La Morte della Grande Pittura è protagonista, insieme ad alcuni allievi, della seconda edizione della mostra La Forma della Bellezza. Luciano Regoli e la Scuola dell’Elba allestita a Pienza (sino al 24 giugno) nel Palazzo Salomone Piccolomini, sede dell’Associazione Culturale Biagiotti per l’Arte, promotrice dell’evento.

Luciano Regoli dipinge ritratti, paesaggi, nature morte, scene sacre, tutto il repertorio classico. Ma se guardiamo i suoi quadri vediamo che non hanno niente di passato, né nell’iconografia né nel modo di rappresentarla. A parte olio, tela, pigmenti che, per fortuna, i bravi pittori sanno ancora fare e usare.

Ci sono figure inquietanti come l’enigmatica donna del Ritratto in nero o l’ imperiosa Falconiera, un volto autoritario cui obbediscono due falchi. Ma la bellezza esplosiva e accattivante è nelle nature morte che, pur seguendo l’antica tradizione secentesca italiana e fiamminga, hanno un loro indiscusso fascino. Natura con pane (2006), Natura con prosciutto (2015), Natura con sparviero (2017), hanno colori brillanti e una materia densa e ricca, che dicono come l’avanguardia novecentesca (dal Ritorno all’ordine all’Informale), non sia passata invano, intridendo più o meno consciamente i dipinti di Regoli.

Alessandra Allori Pavoni e draghi, olio su tela, 90×120 cm, 2018

Con il maestro troviamo Alessandra Allori. Passata dall’ingegneria alla pittura, l’artista si ritrae in veste di Giovanna d’Arco, seguendo la tradizione dei ritratti ideali.

Marco de Sio, nato a Bolzano, segue orme ottocentesche, dipingendo romantiche fanciulle accanto a magnifiche ceramiche. Del resto l’Ottocento lo affascina sino a diventarne collezionista. E poi c’è Gabriella Volpini, livornese, che crea straordinarie Melagrane (2010) da far invidia al maestro.

Colpisce per sintesi e armonia la natura morta Lectio et bibens (2014), di John Carlton Watkins, archeologo inglese, toscano di adozione. Un tripudio di colori è l’Autoritratto del brasiliano Ronaldo Boner Jr., che si ritrae come un manichino o un teschio. Chissà: un memento mori?