Quelle oscurità misteriose lampeggianti di luce di Laura Villani

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Il testimone, olio su tela di lino cm 33 x 45

Atmosfere dense, silenziose. Scenari primordiali o da fine del mondo. Surreali e metafisici. Sono le opere di Laura Villani, artista- rivelazione, che le dipinge con tecnica raffinata a olio su tela o disegna a sanguigna e china.

Rappresentano il suo mondo interiore, quello che lei va a cercare al di là del caos quotidiano o della realtà fisica. Lei “evoca”, cerca quel buio dell’anima, ancora misterioso, per estrarne luce e immagini, e trovare se stessa. “Visioni” mentali che fissa su bozzetti e poi dipinge.

Laura Villani, nata a Pavia, è pittrice, ricco curriculum e diversi premi. Ha cominciato col disegno, vedendo suo padre “instancabile disegnatore”. Sin da piccola è attratta da carta, grafite, sanguigna, chiaroscuro.

Dopo gli studi, frequenta l’atelier di Giorgio Upiglio a Milano “una stamperia, dove si incontravano artisti, ci si confrontava, si respirava una bella energia”. Si dedica all’incisione e porta le sue lastre a Torino nella prestigiosa stamperia di Franco Masoero.

L’avventura calcografica dura quindici anni. I soggetti di acqueforti e puntesecche sono figure, volti di vecchi rugosi, leonardeschi, ma ancora più rugosi di quanto riuscisse a fare Leonardo: “Scandagliavo le pieghe che attraversavano antichi volti assorti nel loro stupore, nella loro memoria, per trasformarli in territori e mappe senza confini”. Infatti sono simboli, senza spazio e senza tempo.

Il testimone, olio su tela di lino cm 33 x 45

Ma, nel 2006, tutto cambia. Laura Villani cerca nuove sfide. Cerca il colore, e lo va a trovare nel suo “intimo”, in quelle oscurità misteriose, lampeggianti di luce, tutte da “rivelare”: “Dovevo aprire la porta del mio labirinto e intraprendere il viaggio verso il centro”. In questo nuovo viaggio l’hanno aiutata i grandi del ‘600, da Caravaggio a de La Tour, da Rembrandt a Zurbaran, con le loro luci e ombre: “Sono convinta che per capire il presente si debba conoscere e approfondire il passato, la nostra storia, le nostre origini”.

Se il Seicento può aver fornito “luci e ombre” alla pittura di Laura Villani, il suo metodo di indagine è surrealista con esiti da realismo magico:

Ho le radici nel Novecento, in artisti come de Chirico, Morandi, Magritte, Donghi e lo sguardo rivolto verso un mondo intimo e simbolico al di fuori di spazio e tempo, un mondo antidoto al caos della nostra vita globalizzata 

Un mondo in cui compaiono metafisicamente gli oggetti della quotidianità: una sfera, un imbuto, un orecchio, una bottiglia, un bottone, immersi in quelle stranianti atmosfere: “Un mondo popolato da oggetti reali, ma al tempo stesso visioni della memoria, specchi della mia realtà interiorizzata”.

Un mondo “meraviglioso”, tra realtà e irrealtà, in cui l’osservatore affascinato procede e cammina in terre sconosciute, guidato dalla bellezza come dal flauto magico. E la musica c’entra? “Molto. Io sono cresciuta nella musica e con la musica. In questi silenzi non può non esserci la musica”.