Gabriella Martinelli e quel mondo di signorine Bovary piene di incertezze

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«Un odore di degrado rossastro annuncia il mio arrivo nella Taranto dei Licei, eppure è gioia. La strada è sempre quella. Il sapore della festa, degli abbracci, del ritorno. E’ casa. La nonna ama perdersi nel suo mappamondo e io amo perdermi nei suoi racconti. Così, in un lunghissimo viaggio di ritorno, ritrovo lei, gli abbracci e il suo mappamondo nei miei appunti. Sono appunti di pancia tra un bicchiere di rosso e nottate sul divano. Mary cerca la sua America in una tazza di caffè, non ama le convenzioni; ha poche convinzioni e sceglie il silenzio. Con lei ci sarà Erika, che finirà ben presto per innamorarsi del suo ombelico tra le lenzuola e un ritornello. Sono donne morbide, disordinate, sincere, vietato dir loro che “non si può”. Nate dai miei ascolti, da amicizie e fantasia. Creature libere, protagoniste di altre vite oltre le loro, oltre la mia; che un bel giorno mi hanno convinta ad investire in un progetto senza tempo, un lavoro libero da mode e condizionamenti esterni, un disco cross over, dal sound minimale, otto tracce registrate in presa direttaLa pancia è un cervello col buco».

Gabriella Martinelli parla del suo secondo disco, affresco onirico (arricchito dai reali disegni di Antonio Sileo, in arte Pronostico) affollato da signorine Bovary piene di dubbi e incertezze dilanianti. Signorine felicità colorate come le stoviglie, di nostalgia, oppure di slancio verso nuove spensieratezze.

Ma in questo lavoro, come nel precedente Ricordati di essere felice, c’è anche l’amore per la sua Puglia. «Tornano pure i viaggi, il vino, gli incontri, i confronti» aggiunge la cantautrice.

Artista dalla grande personalità, con la passione per il teatro canzone, Gabriella si avvicina alla musica grazie alla mamma e a Pierangelo Bertoli: «Una sera mi portò ad un suo concerto. Mi arrivò dritto al cuore lo sguardo di un uomo semplice e la sua voce potente. Alternava di continuo sigarette tra le dita e dialogava con la gente, raccontava poesie e riflessioni: le sue canzoni. Alla fine del concerto mi girai verso mia madre e le dissi: “Anch’io vorrei parlare così alla gente“. Non passò molto tempo, lei mi comprò una chitarra e da allora non ho più smesso di scrivere».

Tra le voci italiane del progetto nato in Africa Come to my home, ha girato l’Europa da busker, imparando a conquistare l’attenzione dei passanti distratti. «Puoi ritrovarti di fronte dieci, due o cento sorrisi sconosciuti e fa tutto parte del gioco. Il pubblico ti sceglie, decide spontaneamente di dedicarti del tempo, di fermarsi, di conoscerti e magari di cercarti ancora.

Dai live sui marciapiedi e agli angoli di strada a quelli davanti alla telecamere di The Voice of Italy, dov’è approdata nel 2013. «Ha rappresentato un passaggio, parte stessa della mia gavetta. Una volta uscita di lì sono tornata a studiare e a suonare in giro. Viviamo in tempi velocissimi. Ci fanno credere che non sia più così importante studiare e investire per fare della musica un mestiere di qualità. Contano i numeri e meno i contenuti. L’idea mi disgusta ma non mi scoraggia. Io credo nel valore dei sacrifici, credo nel bello e lo cerco di continuo».

Gabriella si è anche portata a casa molti premi legati alla canzone italiana d’autore, fra cui Musicultura nel 2014 e il Premio Bindi 2015: «Li ho vissuti come grandi soddisfazioni, mi hanno dato la voglia di cercare ancora, di approfondire».

Ora afferma che la musica, per lei, rappresenta in qualche modo una missione: «Mi piace pensare che da qualche parte qualcuno possa ritrovarsi nelle cose che scrivo e possa trarne beneficio. Ho grande rispetto del mio lavoro e di quello delle persone che incontro lungo la strada. Ho grande rispetto dei miei sogni che comportano sacrifici e ai quali devo il senso del mio andare».

Intanto la cantautrice porta avanti il suo tour: tornerà nel Lazio e poi sarà la volta del nord Italia. «Saremo in giro tutta l’estate» annuncia. «Dopodiché riempirò la mia testa di avvenire, di baci e canzoni nuove».