Lello Tramma, “A quarant’anni” fai la cosa giusta

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«In questo primo lavoro da solista ho avvertito il bisogno di raccontare le mie esperienze ed emozioni da un punto di vista più terreno, romantico, autobiografico e di denuncia sociale. C’è il coraggio di scrivere cose meno sofisticate e criptiche, che tutti riescono a vivere in prima persona». Dopo quattro album con i Palkoscenico, storica formazione rock e reggae/dub di cui è stato frontman e compositore, Lello Tramma ha pubblicato per la label Vibrartsound/Wondermark/Amazon Faccio un giro in Tram, concept album con 12 tracce di cantautorato italiano contaminato da sonorità folk e pop, ricco di arrangiamenti cesellati da orchestra ad archi e a fiati.

«Il titolo del disco – spiega il cantautore – è esemplificativo: Faccio un giro in Tram è un viaggio all’interno della “vita di Lello”: del mio vissuto e di tutto ciò che mi circonda. Mi piaceva la metafora del tram, abbreviativo dello stesso cognome Tramma, che non ha bisogno di combustibile per muoversi e indica la volontà di continuare a viaggiare e raccontare i cambiamenti strutturali e sentimentali delle città, partendo dalla provincia, area cosmopolita con milioni di abitanti, usi e costumi propri».

Scritto tra i tanti tour con la band e i viaggi personali in giro per l’Europa, questo lavoro è stato anticipato dal singolo A quarant’anni, che sintetizza la condizione sociale di un qualsiasi giovane italiano che di questi tempi si trova spaesato, senza riferimenti identitari e geo-culturali. Il protagonista del video è Gennaro, che rifiutando un posto di lavoro, decide di partire per il mondo e conoscere nuovi orizzonti con lo scopo di farcela da solo e riuscire a vivere e godere dei diversi orizzonti culturali.

«Alcuni hanno dato un’interpretazione negativa, mettendo in evidenza lo stato di precarietà che caratterizza molti giovani in Italia (anche se a quarant’anni non si è proprio più giovani) e sottolineando come è difficile oggi riuscire a realizzarsi attraverso il lavoro. Altri hanno cercato “del buono”, nel testo e nel video. Attraverso le immagini ho infatti cercato di raccontare l’esatto opposto del testo. Da una parte, c’è questo quarantenne che, nonostante abbia avuto la possibilità di un lavoro, continua a vivere a casa dei suoi, passando dal centro sociale all’aperitivo in barca a vela (ne conosco tanti). Dall’altra parte, ritroviamo un giovane che decide di partire per un lungo viaggio in giro per il mondo, per poi ritornare e creare un lavoro».

Una buona fetta di mondo Tramma l’ha girato con i Palkoscenico, con oltre 400 live in più di venti anni di attività. «Dopo l’ultimo tour in Europa, che non è stato proprio tutto fiori e cuoricini, abbiamo deciso di fermarci per un po’. Avendo del materiale, mi sono deciso a realizzare il mio disco, voluto fortemente anche da mia moglie Monica».

Sia con la band che da solista non ha mai smesso di mettersi in gioco. «Anche se ho fatto trecento lavori – racconta – ho avuto sempre la passione per la musica, dall’asilo all’università. Per me rappresenta tutto. Io vivo in provincia di Napoli, dove tra gli anni Ottanta e Novanta moriva un ragazzo al giorno per l’eroina e “monnezze” varie. A parte la famiglia, che ha sempre vigilato su di me e i miei fratelli, la musica è stata veramente la salvezza per tanti di noi. Lo dico senza retorica, anche perché non sono mai stato bravo a calcio o in un altro sport, quindi ho trovato nella musica la strada da percorrere. Tutti i giorni dopo scuola e i compiti, passavo il resto della giornata con la chitarra in mano».

Tutto ha avuto inizio nel 1987, quando per la Befana chiese una chitarra (che solo più tardi capì che, in realtà, era un giocattolo). «Si chiamava “Festa Rock”, era una di quelle prime chitarrine elettroniche, con diversi tasti e suoni, la vidi in tv durante la pubblicità. Così, mio padre si mise alla ricerca di questo regalo ma, fortunatamente, non lo trovò. Quindi si decise di prendere una chitarra vera, seguendo i consigli di uno zio chitarrista, anche mio primo maestro. Da allora non ho smesso più di studiare». La sua prima canzone è nata durante gli anni delle scuole medie. «La chiamai Ricordi, forse dovrei fare uno sforzo di memoria e riproporla. Parlava di una storia d’amore impossibile». Alle medie risale anche la prima esibizione, in un piccolissimo teatro, dove per lo spettacolo di fine anno scolastico si cimentò con il repertorio della canzone classica napoletana.

«E’ stata una parte importantissima della mia formazione» dice il cantautore, che ha avuto come riferimenti anche De Andrè, Dalla, Battisti, Battiato, gruppi come gli Alunni del sole, i Dik Dik, fino alle rock band degli anni 60. Ed ora, impegnato a far ascoltare il suo nuovo disco nelle città della penisola («Mi piacerebbe portarlo anche all’estero»), progetta, intanto, di approdare in teatro: «Sto pensando ad un tour con l’adattamento dei mie brani ad uno spettacolo recitato».