Sabino Morano: “Avellino sarà un nuovo laboratorio culturale”

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Avellino è la città capoluogo di una provincia territorialmente vasta, l’Irpinia, che conta ben 118 comuni. Eppure si fa davvero fatica a riconoscerle il suo ruolo istituzionale.

In effetti nel corso degli ultimi vent’anni essa ha progressivamente perso la propria identità, fino a trasformarsi in ciò che essa è oggi: un anonimo dormitorio, senz’anima; un deserto culturale che con il tempo si è andato trasformando in deserto sociale ed economico.

Proprio per questo, la sfida lanciata dalla coalizione di centrodestra in occasione della tornata di amministrative del 10 giugno consiste innanzitutto nell’immaginare un governo cittadino capace di restituire la dignità di punto di riferimento a quello che è diventato un “non luogo”.

In questo senso, Avellino è una città che ha un disperato bisogno di contenuti. Noi la immaginiamo come un laboratorio di modernità e di cultura per tutto il Paese, da realizzare valorizzando i suoi figli migliori e coinvolgendo, al tempo stesso, tutti gli amici che in giro per l’Italia rappresentano esperienze importanti nel mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo, dell’innovazione tecnologica.

In questa direzione va l’indicazione, già annunciata, di nominare, in caso di vittoria, il filosofo Diego Fusaro assessore alla cultura. Altre arriveranno nelle prossime ore, grazie alla disponibilità, manifestata da importanti personalità di rilievo nazionale, di voler partecipare a questo sogno di Rinascimento cittadino, alternativo ai soliti circuiti intellettuali del progressismo politicamente corretto.

L’obiettivo è chiaro e ambizioso: fare di Avellino un punto di riferimento, ben al di là della sola provincia irpina, nell’elaborazione culturale e nella capacità di innovazione, piantando tutto questo in una dimensione identitaria forte e radicata.

Per realizzarlo è necessaria una pubblica amministrazione che sia il volano e non il freno per l’impresa e per l’iniziativa privata e una burocrazia cittadina che senta il proprio lavoro come una “missione”.

Dobbiamo fermare il deserto che avanza e, dove oggi c’è il deserto, far nascere giardini dai fiori bellissimi.