Quell’attimo inatteso e struggente Prima di andar via

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Il Piccolo Eliseo chiude la stagione con uno spettacolo amaro, forte, coinvolgente. Solo fino a domenica Prima di andare via, scritto e interpretato da Filippo Gili per la regia di Francesco Frangipane. La piéce è il racconto di una situazione come tante, una riunione conviviale in famiglia. Madre, padre e tre figli siedono intorno ad un tavolo da pranzo. Si parla del più e del meno, di vita, lavoro, dei propri affetti. Una famiglia numerosa e felice. Almeno fino ad un inatteso, terribile annuncio.

Il figlio (interpretato da Gili) manifesta senza mezzi termini il proprio desiderio di suicidarsi. Dopo la prematura scomparsa della moglie, sopraffatto dal dolore, è incapace di trovare una ragione per continuare a vivere. Ma il suo annuncio arriva con la forza di una coltellata in pieno petto e ciascuno reagisce a questo dolore in modo differente.

Le sorelle (Aurora Peres e Barbara Ronchi) dopo aver cercato invano di dissuaderlo, oscillano tra sfoghi di rabbia e amare confessioni, la madre (Michela Martini) è lacerata dallo strazio per la decisione del figlio, incapace di ogni reazione. Il padre invece – uno straordinario e molto convincente Giorgio Colangeli – pur di alleviare le sofferenze di moglie e figlie lo invita più volte ad andarsene, quasi imperturbabile.

Scrive Francesco Frangipane nelle note di regia: “Prima di andar via rappresenta la prima tappa di un intenso percorso drammaturgico e teatrale in cui si vogliono affrontare grandi temi universali, come la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio. Qui la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino, assumendosi la responsabilità degli effetti devastanti che questa scelta provocherà nelle dinamiche sociali, e in particolare nel luogo in cui si è scelto di focalizzare l’attenzione: la famiglia” 

Un viaggio ora violento ora tenero nelle mille sfumature della psiche e dell’animo umano“, lo ha definito l’autore. Duro, straziante ma imperdibile.