Quegli uomini che volevano costringere Garibaldi a non fare l’Impresa

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La partenza da Quarto, anni '60 del XIX sec., Museo nazionale del Risorgimento, Torino
La partenza da Quarto, anni ’60 del XIX sec., Museo nazionale del Risorgimento, Torino

Con il suo secondo romanzo Attia e la guerra dei gobbi (Frassinelli, 2018, 312 pagine, € 17,50) Isidoro Meli rivisita in stile picaresco un momento storico decisivo per il nostro Paese: il Risorgimento.

La notte del primo marzo 1860 quattro uomini salparono da Palermo alla volta di Caprera per rapire la donna di Giuseppe Garibaldi: l’ideatore del viaggio si chiamava Francesco Landi, aveva l’appellativo di “Generale” ed era uno dei massimi rappresentanti del potere borbonico in Sicilia.

In cambio della liberazione della donna, sosteneva, avrebbero costretto Garibaldi a rinunciare all’Impresa dei Mille.

Ma le cose andarono diversamente.

Garibaldi sbarcò a Marsala, conquistò la Sicilia e il regno di Francesco I di Borbone e passò alla storia: i quattro uomini salpati alla volta di Caprera invece no. Non esiste un solo libro che accenni alla loro missione, a parte il diario di viaggio del soldato semplice Salvatore Paradiso. Eppure, le loro gesta ispirarono una canzone di grande successo, scritta prima ancora degli avvenimenti, come il canto di un antico veggente.

Con questo romanzo Isidoro Meli celebra un momento decisivo della nostra storia, scandagliando l’animo umano dei protagonisti con  leggerezza e profondità.