Il coming out dei Promessi Sposi Pride

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Questo matrimonio non s’ha da fare! Continuava a biascicare ad ogni angolo dei grandi saloni del Palazzo quella matterella di Don Rodry, mentre, subissat* dai messaggi dei suoi Bravi amici, Monsieur Le Grifon e Frau Grüfeßen, continuava a stracciare ogni proposta di contratto di “quei due scellerati senza cervello”. E sì che, folgorato dalle sfavillanti cinquestelline dell’amore del suo Giggino (che, per accontentare il suo moroso, aveva “scamazzato” il Grillo blaterante), il prode Matteo era scappato, ormai senza Forza e senza voltarsi indietro, dalla potentissima villa del Padre putativo e della rapace Sorella Ditalia.

I due amanti, fra scaramucce e tiremmolla, trascinavano, faticando, il loro tormentato rapporto, nascosti agli occhi  della perfida Europa. Si davano appuntamento, facendo lo slalom fra greggi e mandrie,  nelle complici camere d’albergo di mezza Capitale. Ma anche fra le ruvide guglie del Duomo, con sottofondo di caprini canti di muezzin.

Finché, una domenica, preso in mano almeno il coraggio, decisero di fare coming out: Noi firmiamo le carte! Accettate o sarà #PromessiSposyPride nelle piazze! Nacque, così, quella che fu soprannominata #TerzaRepubblica (ma nessuno ci credeva…) #Spirlìdixit

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