“Nell’inferno di Ponte di Nanto sparare fu lecito”

1
15

L’inferno di Ponte di Nanto di Paolo Citran edito da Mazzanti Libri ripercorre la vicenda della sanguinosa rapina alla gioielleria di Roberto Zancan del 3 febbraio 2015 a Ponte di Nanto, nella quale il benzinaio Graziano Stacchio sparò alcuni colpi di fucile uccidendo, con l’intento di difendere una commessa in balìa di un violento sodalizio criminale, un rapinatore nomade. Per la nostra rubrica #legittimadifesa abbiamo intervistato l’autore Paolo Citran.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Ho deciso di scrivere questo libro dopo aver conosciuto casualmente Graziano Stacchio e Robertino Zancan, di cui avevo seguito la vicenda in televisione.  Sono rimasto sorpreso dalle manifestazioni popolari in loro favore, mai avevo visto nulla di simile in un caso di cronaca. Ma se quella partecipazione popolare poteva avere la sua chiave di lettura, la più sincera e spontanea, nella vicinanza e nella solidarietà, io ne ho data anche un’altra: ho visto in quella partecipazione un segno di timore e di inquietudine, di preoccupazione e quindi mi sono chiesto di cosa fosse figlia e se veramente ci poteva essere una situazione cosi grave da smuovere la cittadinanza. Il libro non racconta solo la vicenda dei personaggi Stacchio e Zancan, ma delle persone Stacchio e Zancan, di cui nessuno sapeva nulla o poco e come un fatto simile ti cambi la vita. L’opera poi fa un’analisi comparata della legittima difesa tra l’Itala e gli altri paesi europei e tra questi e gli Stati Uniti, dove in certi stati dell’Unione la legge sulla legittima difesa è ristretta più che in Italia. Inoltre spiega il concetto di paura, che è quella che fa eccedere il cittadino nei casi di legittima difesa, parla della certezza della pena, della sicurezza e delle vittime di reato, tema a me tanto caro sia per la mia professione sia perché  ho fatto la tesi di laurea sulle vittime e sui loro traumi.

Quanto ha influito la tua professione nella stesura del libro?

La mia professione non ha influito più di tanto se non nell’aspetto che riguarda le vittime e sul fatto che le Forze dell’Ordine sono demandate a garantire la sicurezza sulla base delle leggi vigenti. Le vittime con cui quotidianamente vengono a contatto gli operatori di Polizia vedono quest’ultimi prodigarsi per cercare di aiutarle e di fare sentire loro la vicinanza e la solidarietà. In questo preciso contesto il poliziotto diventa un punto di riferimento importante per chi è diventato vittima di reato e ogni operatore della sicurezza ha piena consapevolezza del suo ruolo sociale e di quello che deve fare. Il poliziotto non si limita solo all’applicazione della legge, è qualcosa di più: deve essere in grado di capire i momenti e leggere le situazioni soprattutto quando si tratta di soggetti che sono particolarmente esposti a diventare potenziali vittime come donne, bambini e anziani.                                                                             

La necessità di rivedere la legge del nostro Paese sulla legittima difesa…

Quando ho scritto questo libro non era mia intenzione porre il problema della legittima difesa, ci sono organi molto più autorevoli e deputati di me a prendere in considerazione le dovute modifiche da apportare. Io mi sono limitato ad analizzare la situazione in chiave comparativa, senza dire cosa bisogna o non bisogna fare. Una questione delicata come questa merita una attenta valutazione che non può essere solamente ideologica nel senso stretto del termine, ma deve tenere conto e bilanciare i diritti che vengono chiamati in causa. Non si tratta quindi se legittima difesa si o no, la questione non può essere ridotta a questo. Quello che mi sento di dire è che la cittadinanza si aspetta delle risposte che possono venire solo dalla politica e sono quanto mai essenziali per evitare derive pericolose di una legittima difesa fai da te e nello stesso tempo però è necessario garantire chi si trova nelle condizioni di esercitare il diritto di legittima difesa quando non abbia altra possibilità.                                                

La legittima difesa può essere la soluzione?

La legittima difesa non può essere la soluzione alla criminalità. La legittima difesa deve essere legittima e basta, non può diventare deterrenza. La deterrenza spetta allo Stato, alle leggi e la sicurezza deve essere garantita dagli organi di polizia. Ben venga invece la sicurezza partecipata dove i cittadini segnalano alle forze dell’ordine ogni tipo di anomalia o sospetto. Non  mi  sento di associare la parola sicurezza a legittima difesa, certo per certi aspetti possono essere collegabili, ma non bisogna confondere una causa di giustificazione prevista dal nostro codice penale con il diritto alla sicurezza. Mentre la legittima difesa va ad esercitarsi in condizioni estreme e di necessità la sicurezza va costruita ed implementata con l’educazione alla legalità, controllo del territorio e certezza della pena.                          

La certezza della pena in Italia è un’utopia?

Tanto si discute della certezza della pena che in Italia sembra essere qualcosa di profondamente incerto. Ma ci siamo mai chiesti il perché? La nostra Costituzione prevede che la pena  debba rieducare il condannato e che la pena non sia  assolutamente un qualcosa di deleterio per la persona e per la sua dignità. La Corte Europea dei Diritti dell’uomo ci ha più volte sanzionato per le nostre mancanze che riguardano il trattamento dei detenuti,  in modo particolare per il sovraffollamento delle carceri. Se per garantire la certezza della pena diventiamo trasgressori alle regole la cosa non può essere accettata. Quindi la soluzione è una sola: costruiamo altre carceri, anche se è molto facile a dirsi ma non a farsi.

Giustizia buona o giustizia cattiva?

Il magistrato non si inventa le leggi e nemmeno le applica a seconda di quello che gli fa comodo. Il magistrato,  come il poliziotto, opera in base alle leggi che la politica gli ha fornito. Quindi la sicurezza, come la giustizia, è solamente un problema politico, ma questo non lo dico certamente io. Non è una questione di giustizia buona o cattiva ma leggi da migliorare e più pratiche per dar modo a forze dell’ordine e magistratura di poter garantire sicurezza e giustizia alle persone.

La rubrica di OFF #legittimadifesa  è  un’iniziativa in collaborazione con UNAVI Unione Nazionale Vittime
Segui la pagina facebook Unione nazionale Vittime @Unavi2017
Seguici su twitter @UnioneVittime
Sul canale Youtube Unavi Unione Nazionale Vittime
Scrivere a presidenza.unavi@gmail.com

1 commento

  1. Nel caso di Stacchio che ha sparato ferendo ma poi il malcapitato non ha saputo curarsi per cui mori’, subito fu preso e incriminato.
    E’ stato a sua volta ferito dallo stato che invece lo doveva difendere.
    Cosi’ il cittadino come si pone di fronte ad una situazione del genere..?
    Ha la sicurezza dovuta al fatto di essere cittadino dello stato di appartenenza o se tutto va bene e’ condannato e poi, bonta’ loro, assolto o prosciolto..?
    Non e’ che l’onesto e’ e deve stare tranquillo e dopo gli accertamenti puo’ preoccuparsi..?
    No. Subito si deve sentire colpevole e quindi CRIMINALE..?
    Aveva a che fare con delinquenti armai di mitragliatrice. Fucile automatico con un volume di fuoco notevole per un benzinaio.
    Pensate all’effetto che vi fa un mitra col solo rumore che fa.
    Poi se le pallottole vi passano vicino e’ PANICO..!
    Ebbene, un impiegato statale decide se eri al posto giusto al momento giusto e magari ti rinchiude in gabbia di stato.
    Ovviamente i delinquenti magari e grazie ai loro avvocati, molto preparati, se la spassano fuori in iro per la piazza del centro.
    Specie in questi casi CI SI DEVE DIFENDERE..!
    Ma anche il bandito ha diritto alla vita. Certo, se non mira a farmi fuori.
    Ma quando so che lui mi vuole vivo e vegeto..?
    Dopo morto o dopo che io lo ho ucciso..?
    E’ un conflitto, non un tavolo di discussione su chi ha piu’ o meno dell’altro.
    Ma le congetture sono molteplici, per cui meglio tagliarla corta: un bandito armato ha torto tout court e chi si difende ha ragione SEMPRE..!
    Anche i giudizi potrebbero essere o tendere dalla parte dei dlinquenti.
    I diritti umani vanno rispettati ma da entrambe le parti pena: la non validita’ dei loro principi… e ci si difende. Certo, sparando se serve a fermare il criminale.
    La questione diventa dura ma deve essere certa e non cattiva.
    Poi, si sa che col senno di poi tutti sono prof…
    Auguri, e non fatevi trovare mai in quelle situazioni, la cosiddetta giustizia italiana e’ non affidabile.

Comments are closed.