Corde Oblique, più che un gruppo una “bottega di artisti del suono”

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Corde Oblique – Riccardo Prencipe

L’anno è il 2005. «Ero al secondo album della mia vecchia band: i Lupercalia» racconta Riccardo Prencipe, compositore e musicista, un diploma in chitarra classica presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella. «Iniziavo a cambiare pelle come un serpente, mi piaceva l’idea di creare qualcosa di aperto, un team in continuo rinnovamento in cui coinvolgere voci e musicisti che stimavo e che stimo».

Il chitarrista raccoglie attorno a sé Annalisa Madonna (voce), Umberto Lepore (basso), Alessio Sica (batteria), Luigi Rubino (pianoforte) e Edo Notarloberti (violino) e insieme a loro forma il gruppo ethereal folk progressive Corde Oblique.

A tredici anni di distanza dai primi passi, l’ensemble si è chiuso per un giorno negli Splash Studio di Napoli per rivisitare i classici del proprio repertorio. Il risultato di questa full immersion sonora è Back Through The Liquid Mirror, pubblicato da Dark Vinyl Records. Si tratta di una sorta di grande sintesi del lungo percorso dei Corde Oblique.

«L’idea nasce da quello che considero il capolavoro del genere: Live from the basement dei Radiohead – spiega il chitarrista-. A un certo punto le cose cambiano, i figli crescono ed è come se mostrassimo ai nostri ascoltatori le foto dei nostri figli oggi, a 10/12 anni di distanza. Quanto, poi, alla differenza che c’è tra questo disco e gli altri, è un po’ la stessa che c’è tra il teatro e il cinema: nel cinema è tutto preciso, raffinato e un po’ artefatto; nel teatro, invece, è tutto in diretta, tutta realtà».

Più che un gruppo, Corde Oblique è una “bottega degli artisti del suono” che ha attraversato tanti momenti importanti. Ma c’è un anno che è considerato il più significativo: «Il 2009, anno dei primi importanti concerti all’estero (Belgio, Germania e Francia) e della formazione di un team live più stabile, oltre che dell’uscita di uno dei lavori che è andato meglio in senso numerico: The Stones of Naples. Una prima tiratura e le tre successive edizioni fisiche, tutte esaurite».

Corde Oblique – Live Studio

Riccardo ricorda anche gli ostacoli, tantissimi. «Le difficoltà spesso non dipendono dalle band, ma dalla mancanza di domanda. Fino agli anni ’90 passare una serata ascoltando musica era un’abitudine, oggi non lo è più. Si va ad ascoltare solo il concerto a cui “si deve andare”, il “nome importante” o il collega di turno. In questo modo la domanda cala drasticamente. Molte band che esistono anche da diversi anni sono quelle che definirei i “perenni emergenti”, passa il tempo ma è sempre più difficile andare a suonare per un cachet decente, è sempre più difficile trovare gente con la pazienza di ascoltare».

Ma questo non ha fermato i Corde Oblique, appena tornati dalla Cina e che ci confidano, infine, tutto ciò che si augurano per il loro futuro musicale (e non solo): «Che l’omologazione e l’appiattimento culturale del paese in cui viviamo cessi di esistere, che la curiosità torni ad abitare le menti nostre e di chi ci sta vicino; che Napoli non sia venduta come un prodotto che equivale necessariamente a: “criminalità”, “analfabetizzazione” e “grottesco”; che si legga ancora, che si vada a teatro e si imparino a memoria i testi delle canzoni belle, come si faceva prima, senza sforzo e con normalità».