L’opera dei Pupi Siciliani, arte colta Patrimonio dell’Umanità

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La Real Cantina Borbonica, a Partinico, in provincia di Palermo e a pochi chilometri dall’aeroporto Falcone Borsellino, è una straordinaria costruzione, unica in Sicilia per tipologia e caratteristiche.

Nacque come “Incantina di vino, liquori ed olii” con annesso “fondaco bettola e locanda” e rappresentava una vera e propria industria in cui i prodotti agricoli grezzi, sia coltivati nel Podere Reale, che ivi portati dai produttori della zona, venivano trasformati in prodotti finiti pronti per la commercializzazione, che in alcuni casi avveniva anche all’interno della Cantina.

La Real Cantina Borbonica  fu il primo esempio al mondo di cantina sociale voluta da Ferdinando I di Borbone nel 1803 . Dopo anni di abbandono e di incuria, negli anni ’80 del XX secolo l’amministrazione comunale avviava il percorso che avrebbe portato prima all’acquisto del bene, sul quale la Sovrintendenza aveva posto nel frattempo il vincolo storico-artistico, e poi al restauro con i fondi del Por Sicilia.

Iniziati a luglio del 2005 i lavori di restauro si concludevano a dicembre 2008. Dal 2009 è sede dell’associazione I Pupi di Nino Canino: Maria Pia e Laura, le figlie di Nino Canino, portano avanti la tradizione di famiglia, attraverso laboratori e workshop con un progetto chiamato “Viaggio nell’anima della marionetta“, un viaggio esperienziale che permette di conoscere, attraverso le varie fasi di costruzione e manipolazione, l’importanza che quest’arte orale tramandata nel tempo rappresenta per le nuove generazioni.

L’opera dei Pupi Siciliani, arte orale e colta, si afferma nell’Italia meridionale all’inizio del XIX secolo e racconta la “chanson de geste” della Francia Settentrionale del XI secolo, i personaggi che  rappresenta sono quelli del ciclo carolingio: Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, Angelica, Gano di Maganza e altri ancora. Nel 2008 l’Unesco ha dichiarato l’Opera dei Pupi siciliani Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.

Nino Canino è stato lo straordinario erede di quella cultura tutta siciliana fatta di storia e fantasia, avventura e passione per l’Arte sublime dei Pupi. Nel 1828 il capostipite Don Liberto Canino, uno dei due capiscuola, insieme a Gaetano Greco, inventò il pupo armato, Carinda, unico esemplare realizzato in quel periodo, attualmente custodito al Museo internazionale delle marionette di Palermo. 

Sul  palcoscenico i Pupi di Nino si trasformavano in uomini e donne, le cui storie raccontavano delle gesta e degli amori, delle tragedie e delle infamie che popolavano le storie dei Paladini di Francia per terminare con l’immancabile farsa finale della tradizione siciliana, rappresentata dalle performance esilaranti di Nofrio e Virticchio.

Nino Canino negli anni porta le sue inseparabili creature non solo in giro per i paesi siciliani come Balestrate, Castellammare del Golfo, Alcamo, Trapani, Sciacca, Termini Imerese, Carini, Partinico, ma anche nei Paesi Scandinavi e in Francia, dove riscossero un grande successo, tanto che nel 1973, il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, lo nomina cavaliere al merito del lavoro.

Dal 1989  la collezione Nino Canino è sottoposta a vincolo di tutela dall’Assessorato ai Beni culturali settore etno-antropologico.