Ernst Jünger, il filosofo contromano che ci interroga ancora oggi

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Ernst Junger, 1949, Ph. Walde Huth

Intellettuale e uomo d’armi, Ernst Jünger ha testimoniato intensamente il Novecento, ha partecipato in prima persona ai suoi avvenimenti più importanti, come le due guerre mondiali, e lo ha analizzato nelle oltre 50 opere, tra romanzi e saggi, in cui spesso ha anticipato le sue rivoluzioni sociali e culturali: dai profondi cambiamenti della guerra, all’avvento della tecnica, dalla cultura di massa, all’annientamento dell’individuo.

La ricerca filosofica di Jünger si intreccia con la cronaca dei suoi anni, ma i fatti sono solo punto di partenza per trarre osservazioni universali. Non si interessa tanto al singolo, è affascinato piuttosto dalla ricerca dei “tipi” umani e questo emerge non solo nei suoi scritti ma soprattutto e con più forza estetica nelle sue fotografie, raccolte nel volume Il mondo mutato. Un sillabario per immagini del nostro tempo, pubblicato in Italia a cura di Maurizio Guerri.

Oggi le sue tavole fotografiche sono proposte in un percorso espositivo dal titolo Immagini oltre la storia. Da Jünger a oggi, riflessioni contemporanee sul reale, che inaugura negli spazi dell’Università Cattolica di Brescia (fino al 16 giugno) in occasione del Brescia Photo Festival, collegando lo sguardo di giovani ancora universitari al pensiero filosofico di una delle figure più complesse e discusse del secolo scorso.

Accompagnate da semplici ed esplicative didascalie, le fotografie di Jünger sono uno spaccato della cronaca giornalistica dell’epoca, da cui emerge la lettura critica del filosofo alla sua contemporaneità e la denuncia ai condizionamenti del potere sulla vita pubblica e privata delle persone.

Oggi questa lettura è ancora attuale? Ora che il nuovo millennio è iniziato e si giostra fra social media e salti quantici è ancora interessante questo pensiero?

A queste domande hanno provato a rispondere gli studenti del corso di Storia dell’arte Contemporanea che, confrontandosi con il pensiero jungeriano, hanno provato ad attualizzarlo, dando luce a diverse interpretazioni. Accanto alle tavole fotografiche tratte dal volume di Jünger, sono quindi esposte una decina di opere a esse ispirate, realizzate da Arianna Bellini, Chiara Berti, Carlotta Paola Maria Bevilacqua, Maria Gatti, Roberta Gusmini, Laura Macetti, Lidia Pedron, Rachele Pireddu, e che vertono soprattutto sul tema della violenza, in particolare quella sulle donne, sul dolore, il lavoro, la politica e i suoi riflessi sulla società.

Anestesia – Antonio Donato, Roberto Clerici, frame da video

A completare il percorso, una video-istallazione, Anestesia, realizzata da Antonio Donato, con la collaborazione di Roberto Clerici, vero fiore all’occhiello della mostra. Questa opera di video-arte infatti centra l’obiettivo riuscendo a proiettare Jünger nel nostro millennio. Donato cambia le regole del gioco, utilizzando il video non solo sfrutta la potenza estetica dell’immagine ma l’arricchisce attraverso la sapiente regia, creando un cortocircuito in cui le immagini, tratte da celebri film internazionali, si susseguono senza sosta, sovrapponendosi e velocizzandosi fino a un completo caos visivo e uditivo. Come scrive la curatrice Elena di Raddo, “le immagini, come una serie di fotografie tratte dalla pellicola, vengono assorbite dallo sguardo del giovane regista, che, sull’esempio della collezione di immagini del libro di Jünger, acquistano un significato del tutto nuovo e indipendente rispetto a quello originario“. In particolare il cinema perde in questo lavoro l’elemento della narratività, per concentrarsi sulla vis imago. Il vero protagonista è il singolo frame che nell’installazione di Donato si sovrappone e si dissolve con un ritmo sempre più concitato. Se in un primo momento lo spettatore è tentato di indovinare i film da cui sono tratte le immagini, tutte appartenenti a capolavori della storia del cinema, si trova ben presto immerso in un tale turbinio visivo che lo assorbe completamente, stuzzicando i suoi sensi percettivi ed emotivi. La video-installazione immersiva di Donato si inserisce pienamente nel linguaggio post-mediale che ha caratterizzato l’arte negli ultimi trent’anni e, grazie alla potenza pop del cinema, riesce a ricreare uno spaccato ben preciso del nostro tempo.