Quando la periferia romana diventa un western metropolitano

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fonte distribuzioneindipendente.it

Violenza, rabbia, intolleranza e vendetta sono i temi portanti de Il Codice del Babbuino, nuova drammatica opera di Davide Alfonsi e Denis Malagnino, che ne firmano anche la sceneggiatura.

Dopo La Rieducazione e Ad ogni costo le due colonne portanti del Collettivo Amanda Flor tornano a proporre il loro cinema orientato a problematiche sociali attraverso il racconto di un viaggio lungo una notte, nella desolazione della periferia romana.

La vicenda trae spunto da un fatto di cronaca nera accaduto a Guidonia una decina di anni fa.

Una donna viene stuprata e abbandonata in fin di vita nei pressi di un campo rom. E’ Denis a trovare il corpo, quarantenne padre di famiglia senza lavoro, che, soverchiato dai debiti, decide quella stessa notte di iniziare a spacciare. Il fidanzato della donna, Tiberio, è accecato dall’odio e vuole solo vendetta, trovando immediatamente negli “zingari” facili capri espiatori contro cui accanirsi.

Ma la ricerca dei colpevoli porta altrove, facendo entrare in scena un’umanità di frontiera tra cui “il Tibetano”, boss che controlla la zona. Le ore che precedono l’alba portano soltanto un vortice di crescente violenza, in una giungla in cui la legge interviene solo laddove si pone fine alla giustizia privata.

Proprio come nei film western lo sceriffo non c’è – o se c’è, è stravaccato nel suo ufficio, ubriaco – e dunque l’esercizio della giustizia diventa un atto pericolosamente privato, irrazionale e impulsivo, lasciato nelle mani dei nostri protagonisti: cowboy scheggiati, sopraffatti dalla durezza del vivere, a bordo di una vecchia utilitaria, con la spia sempre in rosso“, scrivono gli autori nelle note di regia.

Un western metropolitano low-budget, fatto di attori non professionisti e di una sceneggiatura scarna, “grezzo” e coinvolgente. ln sala dal 17 maggio con Distribuzione Indipendente