Quando il confine tra cose e parole è un sipario double face

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La tragica vicenda dell’immigrazione arriva nel contesto della drammaturgia teatrale e questo grazie all’opera Lingua di cane, testo teatrale firmato Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx e pubblicato di recente da Glifo Edizioni di Palermo nella collana Ingranaggi.

«Una lingua che naufraga nel mare dell’impossibilità di nominare le cose, di porre in stato di comprensione gli esseri umani, e, in ultima analisi, di articolare l’inarticolabile, di definire l’indefinibile. Il suono sch è un suono straniero di una lingua incomprensibile, barbara, di una lingua di cane, appunto che si trasforma in sputo».

Da qui il titolo, in una scena dove s’immagina esseri umani che si sputano a vicenda, come a dimenticare la loro stessa umanità e come a dimenticare la stessa parola, che potrebbe accomunarli ma che non li accomuna.

D’altra parte quando si tratta di vita o di morte è qualcosa di più profondo e recondito del verbo il motivo vibrante e pulsante, è un intimo desiderio di fuggire la propria realtà per cercarne una nuova, magari migliore.

In questo testo di circa cento pagine si mettono in rilievo le divergenti sfumature sulla tematica dell’immigrazione, attraverso immagini potenti a mostrare le dinamiche che la contraddistinguono, passando dalle guerre e arrivando ai problemi legati al razzismo ai dispersi, in una continua oscillazione vita/morte presente dall’inizio alla fine.

Lingua di cane è il risultato del laboratorio tenuto dagli stessi autori al Teatro Garibaldi di Enna ed è proprio da qui che nasce questo testo teatrale, chiaro e fluido per linguaggio – dove il plurilinguismo si fa protagonista – e capace di trattare in modo completo questa vicenda che tanto interessa l’attualità.

«L’uomo è estraneo a sé stesso perché il linguaggio non è in grado di definirlo e circoscriverlo nell’ambito del conoscibile e del dicibile. Il confine tra cose e parole è un sipario double face, dove il senso e l’effetto incorporeo in cui si imbatte esplorando il limite in ogni direzione possibile».

Proprio così, la parola non basta a definire la persona, la sua storia è molto più intima, recondita, segreta. Sembra volere dirci questo Lingua di cane, dove la natura umana supera le sovrastrutture in cui si trova inserita, dove la parola del cuore è più importante di quella parlata.