Salvo Sottile: “Detestavo questo lavoro, mi portava via mio padre”

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Attenzione al dettaglio, preparazione e credibilità sono il frutto di una più che ventennale esperienza giornalistica, caratteristiche che fanno di Salvo Sottile un marchio di qualità nella televisione nazionale.

Salvo, sei figlio d’arte: tuo padre Giuseppe è una delle grandi firme del giornalismo italiano. Quanto ha influito la sua figura agli inizi della tua carriera giornalistica?

Mio padre era diverso da tutti gli altri. Sempre impegnato e capace di mollarmi all’improvviso per un impegno di lavoro: un omicidio, un delitto di mafia e papà correva subito, lasciandomi a qualche parente o amico. Era la Palermo degli anni Settanta, quella dei Corleonesi, dove in una sorta di “ragioneria della morte” non passava giorno senza un delitto. Detestavo questo lavoro che mi portava via papà, ma allo stesso tempo ne ero affascinato.

Hai fatto la gavetta da giovanissimo in una Palermo offesa e dilaniata dalla mafia: qual è stata la tua prima esperienza?

Ho iniziato a 17 anni nelle varie tv private locali alternando lo studio al lavoro. Poi sono passato a una televisione siciliana che realizzava i servizi per Canale 5: era il 1992, nei mesi dei delitti di Salvo Lima, Falcone e Borsellino .

Cosa ricordi del tuo primo collegamento con un tg nazionale?

Avevo paura, ma dovevo dimostrare che ci sapevo fare: Enrico Mentana mi aveva dato la sua fiducia.

Sei sempre attento al prossimo e nel tuo programma su Rai3 Mi manda Rai3 ti batti contro le ingiustizie: che Paese è l’Italia?

E’ un Paese soffocato dalla burocrazia. Ma gli italiani vogliono capire ed infatti la striscia quotidiana fa l’8%, un record per Rai3. In fondo gli italiani hanno bisogno di un libretto di istruzioni e noi cerchiamo di darne uno ogni mattina.

Hai avuto ascolti record anche con il tuo programma sulla notte (Prima dell’alba, n.d.r.): come cambia il nostro Paese quando si spengono le luci?

La notte è un mondo contiguo a noi…

Pur essendo giovane sei passato dal mondo del giornalismo “vecchio stampo” a quello dei social media: come è cambiata la tua professione?

Sono un giornalista a metà strada tra il gettone e il ferro da stiro. Giravo con il Vespino ed il taccuino nella tasca, sempre con i gettoni per telefonare in redazione. Poi arrivarono i primi telefonini: dei veri e propri ferri da stiro!

Cosa consiglieresti a un giovane che volesse intraprendere la tua professione?

Premesso che la carta stampata è in crisi, gli direi di essere un attento lettore della realtà. I giornali (sia online che cartacei ) devono contenere notizie e per questo ci vuole fiuto.

Mi racconti un episodio OFF della tua vita?

Mi mandarono sulla scena di un delitto a Palermo: un uomo assassinato e punito per uno sgarro. Mi portai appresso un fotografo e inviai il pezzo in redazione insieme alle foto. Dopo un po’ mi chiamò il caporedattore, che sbraitava per le foto: “il morto è venuto mosso!”, mi disse…

Hai un sogno nel cassetto?

No. Perché non ho neanche un cassetto.