Cosa farà il Governo giallo-verde per difendere la nostra Cultura e Identità?

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Sono tutti concentrati sul modo per reperire le risorse per finanziare la flat tax e il reddito di cittadinanza.

Ma è davvero plausibile misurare il cambiamento del futuro governo giallo-verde sulla base di un programma la cui realizzabilità lascia quanto meno dubbiosi?

Siccome #Culturaidentità per statuto è libero da pre-concetti quando si tratta di contingenza politica, ma preferisce indirizzare le proprie valutazioni di merito in base a pre-giudizi di natura ideale, riteniamo più giusto misurare la qualità del prossimo esecutivo su altri contenuti.

Il nostro richiamo è rivolto soprattutto alla Lega. E’ sul terreno della Cultura che andrà giudicata l’alleanza con M5S.

L’auspicio è che questo settore non sia trattato, come spesso avviene in Italia, come “la Cenerentola” del programma di governo, magari nominando un ministro di basso profilo: dalla manutenzione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico fino al disastroso stato in cui versa la scuola, in Italia l’emergenza culturale è elevatissima.

Ma la questione è anche e soprattutto di merito: i valori dell’identità sono stati sin dagli inizi cavalcati dalla Lega. Ora è il momento di non tradirli.

Difenderli e coltivarli adeguatamente è una questione di volontà, ma anche di posizioni in ruoli chiave, quali commissioni, fondazioni culturali, organigrammi RAI.

Da questo punto di vista l’alleanza con M5S impensierisce: le performance, in questo ambito, nelle grandi città amministrate dai grillini sono state tutt’altro che lusinghiere. A Roma Luca Bergamo ha di fatto azzerato gli impulsi culturali che la Capitale ha da sempre fornito al Paese. A Torino la giunta Appendino si è fatta notare giusto per il riconoscimento del figlio di una coppia dello stesso sesso: primo caso in Italia, realizzato in barba a tutte le leggi della Repubblica.

Insomma, i precedenti non lasciano sperare nulla di buono. Così come la stroncatura del Presidente della Repubblica a qualunque declinazione sovranista delle azioni del futuro esecutivo.

Sta a Salvini, adesso, essere all’altezza della responsabilità che si è assunto dinanzi al paese.