Corrado Tedeschi: Dovevo fare l’Isola al posto di Nino Formicola”

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«Corrado Tedeschi si racconta a 360 gradi nell’ultimo appuntamento di Manzoni Cultura, le interviste OFF di Edoardo Sylos Labini alla libreria Mondadori di piazza Duomo a Milano, spaziando dalla vita privata alla politica. Presenti in sala Ennio Coltorti e di Patricia Vezzuli,rispettivamente regista  co-protagonista della pièce Quel pomeriggio di un giorno da star con cui Tedeschi è in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 20 maggio.

Corrado, si può dire che tu abbia cominciato la tua prima tournée nelle basi militari?

Sì, sono cresciuto in tutti i porti d’Italia a causa del lavoro di mio padre, ufficiale della Marina. Ricordo il maestro delle elementari che diceva: «adesso Tedeschi ci fa il calcio minuto per minuto», perché con tutte le città in cui avevo soggiornato, avevo appreso le varie inflessioni dialettali. Tramite la commedia italiana ho detto che volevo fare ciò che faceva Gassman, il grande attore di quel tipo di commedia, che secondo me era ancora più bravo di quando interpretava ruoli drammatici.

Sei stato anche un calciatore professionista?

Ho cominciato con le giovanili nella Sampdoria, mi allenavo con Marcello Lippi. Ho dovuto nasconderlo perché mio padre era contrario e lo stesso ho dovuto fare con l’audizione al Teatro Stabile di Genova. Telefonarono a casa per comunicarmi che ero stato preso e mia madre scoprì così che volevo percorrere la strada del teatro, ma all’inizio pensò persino che avessero sbagliato numero.

Mio padre voleva che facessi l’ufficiale di Marina. Non ho seguito quella carriera ma quando sento l’inno di Mameli mi metto a piangere. Sarebbe bene essere italiani sempre non solo quando si vedono le partite della Nazionale.

Mentre eri allo Stabile muovevi i primi passi nelle tv e radio private liguri: ti avevano dato come soprannome “Dado”…

E’ stato un periodo fantastico. Realizzavo un programma notturno in cui chiedevo alle radioascoltatrici di descrivere il loro spogliarello prima di andare a letto, e mi dicevano qualunque cosa, sopratutto le donne sposate..

Quando hai deciso di fare l’attore come professione per la vita?

E’ stata la vita a decidere, ciò che andava peggio era la scuola. Ho lavorato anche con mio padre in un’agenzia marittima.

Quando mi sono sposato, a trent’anni, la mamma di mio figlio mi disse: «cercano nuovi talenti in Rai». Io non ero così fiducioso, pensando: tanto prendono sempre gli stessi; lei, invece, mandò lo stesso la candidatura. Mi convocarono prima a Genova per provinarmi e subito dopo andai a Roma, dove intervistai Gianni Boncompagni come esame finale, superando il concorso.

Bruno Voglino, il quale ha lanciato tanti nomi come Verdone e Troisi, pur di non vedermi fermo, mifece firmare un contatto. Era con  la Finivest, che mi diede l’opportunità di cominciare con Doppio slalom.

La tua prima apparizione è stata però come concorrente nel quiz M’ama non m’ama?

Sì e riuscii a vincere persino una macchina. Allora ho capito che forse era meglio proseguire. Col passaggio in Rai ci sono state trasmissioni come Cominciamo bene, in diretta su RaiTre tutte le mattine e tante fiction.

Corrado, è vero che avresti dovuto partecipare a L’isola dei famosi con tua figlia Camilla?

Sì, però l’ho presa in considerazione come ipotesi proprio perché sarebbe stata un’esperienza condivisa con mia figlia. Ho vacillato sulla buona offerta economica, però avevo già preso degli impegni teatrali; ho anche scoperto che se sei all’interno di un abbonamento teatrale e a un tratto rinunci (non per motivi di salute), anche un singolo spettatore può far causa, pertanto avrei trascorso tutto il resto della mia vita a pagare debiti. È andato Nino Formicola al mio posto, il quale ha anche vinto.

Il teatro non si tradisce mai…

Io ho voluto rispettare questo contratto e ho pensato ai colleghi che sarebbero rimasti senza lavoro, per cui ho preferito declinare l’invito.

Com’è cambiata la tv oggi? Quali sono i programmi che toglieresti da un palinsesto e quelli che inseriresti?

C’è una corsa al ribasso. Si cerca il peggio delle persone, stimolando la curiosità morbosa nello spettatore. A me piacerebbe molto realizzare ancora trasmissioni sportive. Sono molto belle le idee che porta avanti Fabio Fazio – anche se non amo lui, è un ligure di altro tipo rispetto a me. Il genere di Che tempo che fa è un po’ il David Letterman Show, senza però la cattiveria di Letterman.

Qual è il/la conduttore/conduttrice migliore in Italia?

Faccio fatica a dirlo, tra i giovani era partito bene Cattelan, ma poi ha preso una piega più da “rapper”. Io son cresciuto con Corrado e Vianello, esempi incredibili di quell’ironia simpatica e bonaria.

Oggi si cerca il risultato a tutti i costi e nella commedia che stiamo portando in tournée c’è proprio la figura di una giornalista, che riconosce lo scoop della sua vita nei due disgraziati che entrano in banca per rapinarla. Non è tanto lontano dalla realtà.

Oggi si può dire che la nostra capitale culturale sia Milano. Ennio (Coltorti, n.d.r.),  tu gestisci un teatro a Roma: cosa ne pensi?

Io per fortuna ho la libertà di fare ciò che mi piace. Roma è lasciata a se stessa, il Nord mediamente è tenuto meglio del Sud. – anche se riconosco che Napoli si è mossa meglio negli ultimi anni. Sicuramente Milano è un faro in ambito culturale e artistico.

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

Tedeschi: tutto nasce da un mio grande amore per il cinema americano degli Anni ’70 e in particolare per film di Lumet Quel pomeriggio di un giorno da cani. Nella nostra pièce tutti i ruoli sono fondamentali. Gianni Clementi ha scritto un soggetto e da due anni siamo in tournée riscuotendo un ottimo successo.

Patricia Vezzuli: questa commedia fa sorridere e al contempo riflettere.

Ennio, come si fa la commedia?

Ci vogliono le persone giuste al posto giusto. Spesso e volentieri, per amicizia, si mette gente non capace.

Ennio, qualche giorno fa è venuto a mancare un grande artista, Paolo Ferrari. Che ricordo hai?

È quel mondo che sta scomparendo, non vedo più quei professionisti, gente educata che sa dove deve stare, un mix di discrezione, simpatia, intelligenza.

Avete un gesto scaramantico “preferito” dal primo giorno in cui avete cominciato a fare questo lavoro?

Tedeschi: no, anche se so bene che  alcuni colleghi neanche entrano in scena se c’è un certo colore.

Condividete con noi un episodio OFF dell’inizio della vostra carriera.

Coltorti: sono caduto dal palcoscenico ai miei esordi. Dovevo entrare in scena annunciando l’arrivo dei nemici e arrivavo costeggiando un muro. Un giorno arrivo in piazza e i tecnici mi consigliano un’altra entrata per il poco spazio a disposizione, io, invece, penso: mi aggrappo al masso, peccato che non fosse fissato, per cui sono caduto dicendo: «maestà, maestà». Era La devozione della croce  di  Calderón de la Barca.

Tedeschi: il più recente è avvenuto con questo spettacolo a Ferrara. Riprendiamo col secondo atto, nel momento in cui toccava a Brigitta Boccoli, non c’era e abbiamo improvvisato per cinque minuti. Non le avevano dato il chi è di scena. Sono questi imprevisti che rendono ancora più bello.

Vezzuli: quando recentemente abbiamo portato la commedia in Puglia, sin dai primi minuti si era scucita la gonna, ma io non me n’ero accorta e vedevo i colleghi che ridevano.

Corrado, raccontaci, invece, un aneddoto cult della tua carriera 

Non ho memoria per queste cose, è come se volessi guardare avanti.

In queste ore si sta decidendo il nuovo governo, come vedi questa situazione? Da artista cosa chiederesti?

Il rispetto delle regole: questo è un Paese in cui non vengono rispettate in niente. Non sono un estremista. Ahimè stiamo dando uno spettacolo agghiacciante a livello internazionale. Tutti hanno detto che avevano vinto, ma cosa se da soli non si riesce a far niente.

Hai sconfitto un brutto male, quanto ti ha aiutato il palcoscenico?

Ho portato in scena per quindici anni L’uomo dal fiore in bocca e mi chiedevo cosa provasse un uomo condannato da questa malattia che, quindi, vede le cose come se fosse l’ultima volta. La vita andrebbe vissuta così. Dopo sette anni è capitato di ammalarmi e ho fatto gli altri sette anni comprendendo perfettamente di cosa parlasse Pirandello. Dieci giorni dopo un’operazione molto seria ero in scena, il medico mi diede l’autorizzazione. Barcollavo e avvertii il direttore di scena per cautelarmi: «se ti guardo chiudi il sipario». Sentii tutto il calore e l’amore del pubblico e portai a termine la replica. Era la vita che tornava, in teatro c’è uno scambio ogni sera col pubblico che è vita.

In un’intervista di un anno fa hai dichiarato: «sono single perché nella vita ho sbagliato tanto». Oggi qual è la tua situazione?

Sono single.

Che cos’è oggi la famiglia?

Per me sono i figli,  ne ho due di due mamme diverse. Ho sempre paura di caricarli un po’ troppo del mio amore. Ho fatto del male a delle donne, certo, adesso me ne pento e se le incontrassi ora sarebbe diverso e sarei più consapevole. Ma non si può vivere di rimpianti.

Spesso si dice che l’attore rimane sempre bambino.

Per quanto mi riguarda sì, Pirandello fa dire a uno dei suoi personaggi: «sul palcoscenico si gioca a fare sul serio».

Tua figlia è un’attrice, hai condiviso questa sua scelta? 

L’ho sconsigliata, ma in poco tempo ha fatto delle cose. Farò uno spettacolo con lei, Partenza in salita, scritto da Gianni Clementi, il quale, mentre stava stilando il copione, mi ha detto: «vorrei che tu confessassi a tua figlia che hai il male del secolo, il cancro» e io gli ho detto che questo era già accaduto nella vita vera:  essendo piccolina, le dissi che avevo l’appendicite e lei per un po’ non me l’ha perdonato. Ai figli va detta sempre la verità.

Corrado, concludiamo con uno sguardo verso il futuro. Tu sei già nonno, che Italia immagini per i tuoi nipoti?

Molte persone consiglierebbero di andar via, io no. Vorrei che i miei nipoti rimanessero qui e provassero a cambiare questo Paese.