Marcello Mazzarella: “Mio figlio detenuto in Giappone senza colpa”

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E’ da tre giorni che l’attore di cinema e fiction Marcello Mazzarella sul suo profilo Facebook lancia un disperato appello di aiuto per suo figlio Piero Vincent Francesco. Incappato in un incidente stradale il ragazzo è attualmente detenuto presso una prigione dalla polizia giapponese. Noi di OFF non potevamo non accogliere questo grido accorato.

Cosa è successo a suo figlio?

Piero è andato in vacanza a Tokyo perché attratto da questi posti, dalla spiritualità. Sono Paesi da sempre famosi per la grande cultura, educazione e civiltà. Inoltre la particolarità è che la legge giapponese difende sempre il più debole, questo è un concetto molto importante: la colpa è sempre del più forte anche se questo rispetta il codice della strada. Mio figlio è incappato in un incidente: stava attraversando il semaforo e una signora anziana ha inciampato nel suo borsone che era attaccato alla bicicletta, e quindi è caduta e si è fatta male. Lui l’ha soccorsa e subito dopo è venuta l’ambulanza. La signora è stata portata in ospedale e mio figlio è stato preso e portato in un distretto di polizia.

Quale capo di imputazione gli è stato mosso?

Il capo d’imputazione è un articolo del Codice Giapponese, il 211, che precisa come nella fattispecie dello svolgimento di attività sociali lui ha ferito un cittadino giapponese. Questa cosa è condannabile con cinque anni di detenzione e un milione di yen. Al momento non è stata stabilita una colpa, però nel frattempo il ragazzo è stato trattenuto in prigione per fare le indagini. Ora aspettano che il Procuratore emetta una sentenza definitiva in base alle testimonianze, ai dati raccolti. Piero è in detenzione da quasi dieci giorni.

Le ultime notizie le abbiamo avute stamattina quando l’ambasciata italiana è andata a trovarlo insieme a un avvocato nominato d’ufficio lì sul posto. L’ambasciata sta lavorando bene ma purtroppo le leggi italiane lì non valgono niente, quindi tutto è in mano all’avvocato che gli è stato dato. E da quanto ho capito di tutta questa vicenda è molto probabile che lui venga giudicato colpevole, anche se non ha colpa (perché secondo le leggi giapponesi- che tutelano sempre la parte più debole- lui è il più forte delle parti in causa), e tutto possa svolgersi attraverso una contrattazione. Tuttavia l’assicurazione (lui aveva fatto un’assicurazione in Italia) prima di pagare vuole sapere: le dinamiche dell’incidente (se c’è colpa), le cartelle mediche, la richiesta economica ecc.. I tempi sono lunghi e questi due avvocati devono trovare un accordo economico. Se questo accordo economico non viene trovato il ragazzo rischia di passare due/tre mesi in prigione, dopodiché lo sbattono fuori dal Giappone e lui non potrà più metterci piede.

In che modo state agendo?

Io ho attivato tutti i canali possibili dal punto di vista della diplomazia, in primis l’ambasciata, e stiamo anche pensando di partire e andare in Giappone per sostenere il ragazzo. In particolare c’è un musicista che sta facendo un concerto lì e che ha avuto l’autorizzazione per andare a trovare mio figlio in modo da dargli un po’ di conforto. Poi ho scritto all’ambasciatore giapponese qui a Roma e aspetto una risposta. La diplomazia e tutti i canali ufficiali sono stati avvisati di questa situazione.  Per un incidente di bicicletta questo ragazzo è incappato in una contrattazione economica tra questi avvocati giapponesi. Io mi sto battendo per cercare di sostenere mio figlio moralmente e per dargli la possibilità di essere difeso, non solo da me ma anche dello Stato.

Ora come sta Piero?

Stamattina mi ha scritto l’ambasciatore italiano lì a Tokyo e mi ha detto che sta bene moralmente, e adesso cercheranno di fare di tutto. Ovviamente i posti di detenzione della polizia giapponese sono dei posti in cui ti tengono in isolamento: lui non può avere il telefonino e non può comunicare con nessuno, solo con il suo avvocato. È un isolamento totale. Loro ti fanno delle domande e tu devi rispondere in maniera secca, del tipo: è vero? non è vero? Per questo motivo ho chiesto di far scrivere a mio figlio una dichiarazione di suo pugno dei fatti accaduti, da tradurre in giapponese e da mettere agli atti del procuratore che lo interrogherà.

Saranno sicuramente delle ore difficili per lei…

Tutto questo per una famiglia è una grande fatica. Sono tre notti che lavoro e non dormo. Ho dovuto attivare tutti i canali possibili: dalla Farnesina all’Ambasciata, fino alla politica.  In questi giorni sono state molte persone che mi hanno scritto per darmi una parola di conforto e cercare di aiutarmi in qualche modo. Anche quella del cinema si è rivelata una grande famiglia, perché poi attraverso i contatti culturali noi siamo amati e rispettati in Giappone dove abbiamo tante amicizie. Tuttavia siamo di fronte ad una macchina della giustizia e quindi non è così semplice. Quasi sicuramente anche se non è colpevole verrà giudicato colpevole, visto che, in base alla legge giapponese, la colpa è sempre del più “forte”.

Quali saranno i suoi prossimi passi?

Innanzitutto vorrei sapere cosa vogliono loro e se noi siamo in grado di fornirglielo: se loro vogliono del denaro, quanto vogliono, e se possiamo pagare attraverso l’assicurazione la somma per far uscire Piero. Se non riusciamo a fare questo il ragazzo sarà obbligato a rimanere due mesi dentro, in prigione. Siamo soggetti a questa richiesta economica da parte dell’avvocato della controparte. Adesso il nostro avvocato giapponese deve mettersi d’accordo con il loro avvocato. Intanto la signora deve uscire dall’ospedale, dobbiamo avere i referti, i verbali della polizia esatti. Per adesso non c’è nulla come documentazione ma nel frattempo noi abbiamo fornito: una fedina penale pulita e un contratto di assicurazione che il ragazzo aveva fatto prima di partire.

La solidarietà è stata tantissima, e l’ambasciata italiana a Tokyo sta lavorando molto bene. Ora ho scritto anche all’ambasciatore Giapponese qui a Roma: spero mi risponderà…

E in Italia a chi vuole lanciare un appello?

Io mi rivolgo all’Unità di Crisi della Farnesina e al ministro Alfano: chiedo una mano di aiuto affinché l’attenzione non smorzi durante queste operazioni. Io sono a disposizione per ricevere aiuto. Sono una persona fragile e il mio desiderio è anche quello di essere assistito un attimino dalle istituzioni.

Perché è importante far conoscere la vicenda di suo figlio?

 Ci sono vicende peggiori ma a livello informativo è bene che si sappia la sua storia, perché è importante che i ragazzi sappiano che quando vanno in altri Paesi devono stare attenti: sono posti in cui vige un’altra legge e una volta che sei in un altro stato tu sei sottoposto alla legge di quello stato, al minimo incidente ti possono capitare queste disavventure.

6 Commenti

  1. Sicuramente molti giovani sottovalutano che in altri paesi ci sono leggi e consuetudini diverse, con conseguenze diverse, in questo caso sarebbe meglio usare il taxi come in altri paesi dove basta essere straniero per avere torto. Ma per noi Italiani esterofili è il contrario qui gli stranieri fanno il proprio comodo meglio se immigrati clandestini, tanto cari a Francesco pure lui straniero, che continua da ingerire nella politica Italiana dimenticando i cristiani morti in oriente.

  2. Ma il padre del ragazzo dove ha sentito che in Giappone “la legge giapponese difende sempre il più debole”.
    Sicuramente la legge giapponese tutela prima i giapponesi, ma evidentemente il ragazzo ha piu` di una colpa. Stava probabilmente attraversando le strisce pedonali (dice che stava attraversando il semaforo) in sella invece di scendere e spingere a mano. Lo fanno anche i Giapponese, ma a lui e` andata male.
    Bisogna vedere anche come stava messo il famoso borsone su cui ha inciampato la signora. Se era appeso al manubrio e sporgeva, ad esempio.

    Vivo in Giappone e i giapponesi guidano la bici da criminali, non danno certo il buon esempio, ma appunto bisogna vedere il ragazzo come andava in bici.
    Ad esempio, i giapponesi sfrecciano sui marciapiedi fregandosene dei pedoni, quando invece passano sulla strada procedono in senso opposto al senso di marcia (quindi ti vedi i ciclisti arrivare contro e devi sempre sporgerti con la macchina verso il centro della carregiata per fare spazio).

  3. In Italia, invece, gli stranieri sono trattati coi guanti bianchi e a spese degli italiani.

  4. Solidarietà per questo giovane ma i Giapponesi si è sempre detto che sono i Tedeschi cn gli occhi a mandorla.
    Molti fanno paragoni con i Giapponesi dicendo che il giappone ha molto debito pubblico ma la differenza sta che è detenuto tutto dai Giapponesi e costoro investono in una nazione che funziona.
    L’esempio lo abbiamo con l’ultimo grande terremoto dove nel giro di qualche mese hanno sistemato le autostrade.
    Noi la Salerno Reggio Calabria la vediamo come un cantiere infinito.
    Con questo dico che in Italia per mettere apposto questi Italiani occorrerebbero un po di leggi Giapponesi!
    Con quell’articolo citato in una città come Roma si riempirebbero le patrie galere nel giro di mezz’ora!
    Eppoi i furbetti delle assicurazioni dei finti incidenti che faranno?
    Forse di positivo ci saranno i premi assicurativi che caleranno per via di maggior responsabilità in strada e lo scoraggiamento di comportamenti truffaldini da parte di leggi Giapponesi!

    • Ma il padre del ragazzo dove ha sentito che in Giappone “la legge giapponese difende sempre il più debole”.
      Sicuramente la legge giapponese tutela prima i giapponesi, ma evidentemente il ragazzo ha piu` di una colpa. Stava probabilmente attraversando le strisce pedonali (dice che stava attraversando il semaforo) in sella invece di scendere e spingere a mano. Lo fanno anche i Giapponese, ma a lui e` andata male.
      Bisogna vedere anche come stava messo il famoso borsone su cui ha inciampato la signora. Se era appeso al manubrio e sporgeva, ad esempio.

      Vivo in Giappone e i giapponesi guidano la bici da criminali, non danno certo il buon esempio, ma appunto bisogna vedere il ragazzo come andava in bici.
      Ad esempio, i giapponesi sfrecciano sui marciapiedi fregandosene dei pedoni, quando invece passano sulla strada procedono in senso opposto al senso di marcia (quindi ti vedi i ciclisti arrivare contro e devi sempre sporgerti con la macchina verso il centro della carregiata per fare spazio).

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