Luca Vecchi: “Sì viaggiare, ma poi si torni per migliorare l’Italia”

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Ph. A. Pirrello

Dopo il film Sempre meglio che lavorare accanto a Luigi Di Capua e Matteo Corradini che nel 2016 li ha lanciati sul grande schermo sulla scia del successo web, Luca Vecchi è in mostra nelle vesti di fotografo alla Mirabilia Art Gallery di Roma a cura di Studio Pivot. Gli esordi, le aspirazioni, la vittoria con lo short movie A Christams Carol ai Corti D’Argento e la voglia di continuare a stupire in un’intervista off in cui Vecchi parla di sé e dei progetti futuri.

Come nasce l’idea della mostra fotografica Okaasama. Onorevole madre?

Si tratta di un progetto fotografico sulle madri che porto avanti da circa cinque anni. Differenti tipologie di donne di diverse età ed etnie, vestite con armature giapponesi. Poi l’accostamento tra il guerriero da campo di battaglia, che dà l’impressione di combattere contro qualcosa di inanimato, e il corpo scoperto che lascia intravedere le figure femminili in dolce attesa.

Luca Vecchi, Okaasama, Mirabilia Art Gallery, Roma, a cura di Studio Pivot

Un episodio off e insolito che ha caratterizzato gli esordi della tua carriera con The Pills?

Abbiamo inziato a creare contenuti per il web senza ambizioni di mercato, perché un vero mercato non c’era. E abbiamo raccontato la vita quotidiana dei “pischelli” con le problematiche di tutti i giorni. Ma un episodio off adesso proprio non mi viene in mente. Ce ne sono milioni.

Come hai cominciato con loro?

Suonavamo insieme, io suono il basso. Ed eravamo gruppetti della scena underground romana che hanno iniziato a scherzare come terapia di gruppo per affrontare il mondo. Un’iperbole prorio per esorcizzare i problemi.

All’inizio cosa facevate sul web?

Sempre sketch che poi si sono declinati nella comicità a seconda del canale scelto, televisione o, come nel film, grande schermo.

Per chi non lo ha visto, di cosa parla il film Sempre meglio che lavorare?

Il film è stato una sorta di battesimo del fuoco. Un po’ inesperti ed inconsapevoli per quello che ci stava succedendo. Parla di un gruppo di ragazzi che fa roccaforte e non vuole andare a lavorare perché non cederà mai al mondo del lavoro che ti bistratta e ti sfrutta e, quindi, fanno squadra per andare avanti.

Della disoccupazione in Italia cosa pensi?

Credo che il lavoro chiami lavoro, sono un grande sostenitore del do it by your self. Se spendi dei soldi per esprimerti e dimostrare quello che sai fare sono soldi ben spesi e che ti ritorneranno indietro.

Consiglieresti di lasciare il nostro paese a chi cerca lavoro?

Andare all’estero non vuol dire capitolare, arrendersi, boicottare e mollare il nostro paese. Si può andare fuori, è giusto viaggiare ma si può importare in Italia la propria esperienza per migliorare quello che non va.

E l’amour come va?

L’amour va, è quello che resta. Come su Internet.

Progetti futuri?

Stiamo lavorando ad una serie televisiva con The Pills. Proviamo a fare meglio quello che abbiamo fatto bene e pensiamo di saper fare.