L’incredibile storia di quei disegni satirici di Mario Sironi

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Disgraziatamente da cinque anni si può stampare in Italia / ogni sorta di cose, compresi - la memoria non c'inganna - / apologia di gesti criminali, china, biacca, pastello blu e collage su carta, 28x25 cm, 1923 - 1924
Il nuovo apostolo della pace europea, 1922, © Mario Sironi by SIAE 2018, Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, china e biacca su carta, 22×24 cm, 20 aprile 1922

Di Mario Sironi è arcinota la monumentale opera pittorica. Meno conosciuta l’intensa attività di illustratore, in particolare quella di carattere satirico.

E così, dopo la mostra del 2015 a Villa Torlonia, sino al 3 giugno il Lucca Center of Contemporaney Art ospita un’ampia rassegna dei disegni realizzati per Il Popolo d’Italia, tra il 1921 e il 1928, anche se la collaborazione durerà, con fasi alterne, sino al 1940.

Si tratta, per lo più, di matite o carboncini su carta, realizzati con una straordinaria potenza e una tensione nervosa ancora palpabile. Alcune vignette sono colorate, anche se l’artista era ben consapevole che sarebbero uscite in bianco e nero. Questo dimostra, però, il suo costante studio e la sua incessante ricerca. In questi disegni qualcuno, non a torto, ha voluto ritrovare influenze di Francisco Goya e di Gabriele Galantara, grande illustratore satirico a lui coevo.

Ma le opere di Mario Sironi hanno una loro unicità. Guardando queste illustrazioni si ripercorrono quei tragici giorni fatti di scioperi e di scontri, i giorni delle polemiche della “vittoria mutilata” e dell’ascesa del Fascismo.

Lo spunto per il tema delle vignette era spesso fornito direttamente da Mussolini nel pomeriggio. Sironi vi lavorava con “ardore fabbrile” nella notte. E al mattino l’illustrazione era sul tavolo del direttore, spesso con due o tre versioni da far valutare.

Queste vignette, tra l’altro, hanno una storia incredibile, emozionante. Poco prima della caduta del Fascismo, l’amministratore de Il Popolo d’Italia aveva affidato al gallerista Ettore Gian Ferrari una cartella piena di originali rimasti di proprietà della testata.

L’amministratore voleva metterli in salvo. Infatti, dopo la seduta del Gran Consiglio del 24 luglio, il giornale ufficiale del Partito chiuse. Con il tragico e incalzante succedersi degli eventi, c’era altro a cui pensare e Gian Ferrari si ricordò di quella cartella solo mesi più avanti. Poteva vendere gli originali o tenerli da parte per tempi migliori. Ma, saputo che Sironi era divorziato con due figlie piccole, gli restituì la cartella.

Il partito comunista italiano è in grado di risolvere i / problemi della nostra vita come è stato fatto in / Russia. / In un mare di sangue, 1922, © Mario Sironi by SIAE 2018, Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, tempera, china, biacca e matita su carta, 22,4×24,9 cm, 1924 ca.

Finita la guerra, entra in scena un’altra figura illuminata, la collezionista Ada Catenacci che, consapevole del valore dell’artista, gli commissionò una serie di quadri. Sironi gli rispose di essere “stanchissimo di lavorare e anche di vivere” e gli propose l’acquisto della cartella. Cosa che avvenne.

La gallerista morirà poco tempo dopo, e solo nel 2000 quella cartella polverosa sarà aperta da Ada Carpi de Resmini. Scoprendo un piccolo scrigno, con quei “disegni feroci” che testimoniano, ancora una volta, la grandezza di Sironi.