Quando “trasportarono” l’opera sugli organi delle nostre chiese

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CC0 Creative Commons
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Abbiamo già trattato del rapporto tra musica sacra e melodramma nell’Ottocento italiano.

Tutta la musica “liturgica” (le virgolette sono d’obbligo) italiana fu musica melodrammatica: l’opera, infatti, venne “trasportata” sugli organi delle nostre chiese, che venivano addirittura costruiti il più possibile conformi alle sonorità orchestrali, divenendo, così, accessibile anche a quanti non potevano permettersi i teatri.

Fu una pagina  off della storia musicale sacra italiana, conseguenza naturaliter dell’unicità della storia musicale patria legata indissolubilmente ed esclusivamente, almeno nell’Ottocento, al melodramma.

Uno spaccato di quel mondo e di quella sensibilità musicale ci viene offerto da questa incisione discografica di Roberto Cognazzo, organista da tempo attento al repertorio “liturgico” operistico: Giuseppe Verdi Opera Overtures (Elegia Classics, euro 14,50). All’interno le ouvertures di otto opere verdiane.

Accanto a brani noti e fortunati del catalogo del compositore di Busseto (Nabucco, I vespri siciliani, La forza del destino) compaiono, qui, le overtures di titoli assai meno frequentati come Oberto, conte di San Bonifacio, Giovanna d’Arco, La Battaglia di Legnano, Luisa Miller.

Da segnalare la simpatica ouverture de Il finto Stanislao, sfortunata opera verdiana (la seconda) che qui rivive tra campanelli, rullanti e grancasse di un organo da chiesa.