I mondi possibili di Ignazio Mazzeo

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Sono due i luoghi comuni che serpeggiano fra gli addetti ai lavori -i cosiddetti esperti- dell’arte contemporanea e si tratta in entrambi i casi di giudizi che vengon fatti passare per stroncature dotte ma che in realtà denotano il balbettio del luogocomunismo nella teoria dell’arte. Il primo luogo comune è: “illustrativo”, l’altro è “artigianale”. Vade retro Satanasso, queste cose non hanno nulla a che fare col sacro mondo dell’Arte -sempre con la A maiuscola.

Quando i critici soloni capiranno che quando l’arte è connessa alla funzionalità e alla popolarità e al ben-fatto è cosa buona e giusta sarà sempre troppo tardi e la storia (William Morris, Andy Warhol, Salvador Dalì) sarà come sempre passata invano.

Ma per fortuna questi baloccamenti culturali fanno nulla alla produzione d’arte di Ignazio Mazzeo, fautore di mondi incompossibili a suon di olio e acrilico e smalti, dalla bidimensionalità della tela alla terza dimensione dell’oggetto d’arte, che trasborda nel design attraverso l’installazione.

Le sue opere sono fantastiche non solo nel senso dell’universo da cui originano ma anche perché potrebbero sopravvenire dalla superficie della tela a quella della carta, nello specifico sulla copertina di un volume fantascientifico dell’Urania o sulle pagine di un libro illustrato di pregio.

Come afferma Angelo Crespi nel testo redatto in occasione della mostra personale presso Catania Art Gallery, le campiture piatte di Mazzeo rimandano all’universo pop di quella scuola romana sui generis di Sergio Sarri, ma più che il “corpo desiderante” Mazzeo canta “il corpo elettrico” proiettandosi nell’universo immaginifico e chissà pure un po’ scanzonato dei mondi possibili, quelli che il filosofo Saul Kripke aveva tematizzato a partire dalla logica “fuzzy” su-ciò-che-è-possibile: i mondi di Mazzeo denotano organismi e oggetti di un mondo immaginario ma che hanno l’esistenza in potenza, tant’è vero che detti soggetti vengono sovente trasbordati dall’artista alla terza dimensione oggettivandoli in -appunto- oggetti che non avrebbero sfigurato affatto nella recente design week milanese.