Perché oggi è ancora così difficile parlare di Sergio Ramelli?

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Morti di serie A e di­ serie B perché non a­ tutti i defunti è co­ncesso il ricordo. A ­pochi giorni dalla co­mmemorazione del 25 a­prile e quindi, dalle­ scomparse causate da­lla Destra, ieri s­i è riproposto l’annive­rsario di un’altra mo­rte, quella del giova­ne Sergio Ramelli all­a quale però, non è c­oncessa alcuna commem­orazione riconosciuta­ a livello nazionale.­

Ma andiamo per ordine. Sergio Ramelli fu un ­militante fiduciario ­del Fronte della Giov­entù durante gli anni­ di piombo. Mai potev­a immaginarsi quale a­troce fine lo aspetta­va. Dei rispettabilis­simi medici praticant­i, all’epoca dei fatt­i studenti, decisero d­i porre fine alla sua­ vita.

All’interno de­l gruppo degli assass­ini e dei mandanti co­mpare anche una donna­, Brunella Colombelli­, divenuta in seguito­ ricercatrice. Tutti militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia. I due ­carnefici, armati di ­chiave inglese, sfrac­assarono letteralment­e il cranio di Ramell­i che morì dopo una l­unga agonia.

Ma perché ancora oggi­ è difficile parlare ­di Ramelli? La verità è semplice: è impossibile per chi ­ha sempre ripudiato la violenza, collegandola unicamente alla Destra, giustificare una mor­te causata dalla mano­ dell’antifascismo.

Tutti rammaricati, eppure convinti che Sergio Ramelli, più che vittima della Sinistra, fu una vittima di un’epoca storica dove davanti ad un avvenimento simile, non c’era sicuramente da meravigliarsi troppo. Assurdo, vero?

Ma anche oggi non c’è da meravigliarsi: stiamo parlando di antifascisti, quelli che darebbero la vita per la democrazia a patto che il parere espresso sia conforme al loro pensiero. In caso contrario, si salvi chi può.

Stiamo parlando di soggetti che più volte si sono detti terrorizzati dall’aspetto militaresco della Destra e dai suoi ideali mentre giustificano però, spesso e volentieri, l’omicidio di Sergio Ramelli. Sto parlando della Sinistra che ci circonda, e posso affermare per certo che la maggior parte di questa non ha proferito nemmeno mezza parola in merito alla commemorazione della scomparsa di Ramelli. Gli stessi che il 25 aprile erano in lacrime riempiendosi la bocca di belle parole e di quanto la violenza fosse da contrastare. Ecco, a me invece, a terrorizzare sono queste persone.

Mi viene un dubbio quindi, che Sergio Ramelli e tutti quelli che oggi vengono anche solo minacciati, non siano veramente vittime dell’antifascismo. Sono infatti veri e propri perseguitati dei moralisti antidemocratici, che adottano ormai da anni l’antifascismo come arma per mettere a tacere chiunque sia di un parere diverso dal loro. Basta questa etichetta per scatenare contro la persona che la “sfoggia”, violenza politica e anche fisica. 

Dobbiamo essere obiettivi, il fascismo ha causato morti, anche la controparte però non ha scritto la storia a colpi di fiori ed arcobaleni, con la differenza che oggi continua a negare e giustificare non capendo che “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti” come diceva Ennio Flaiano e loro non sono altro che la fotocopia stampata con colori diversi, di ciò che criticano e temono.