Per salvare il mondo torniamo alla #Bellezza

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Canova, Le tre Grazie, Art Gallery ErgsArt (canova) [CC0], via Wikimedia Commons

La #Bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij. Forse è per questo che le cose hanno preso una piega sbagliata. Il senso dell’aforisma va trovato nella convinzione che il Bello non possa mai essere disgiunto dal Buono. La #Bellezza ha una valenza etica, il suo compito è dare ordine al mondo e, guardando alla Storia, rendere accettabile il Potere. Legittimarne l’inevitabile violenza. La #Bellezza ha anche un compito più alto: attraverso l’Arte, in tutte le sue forme (pittura, scultura, poesia, teatro, architettura, musica), deve “abbellire la vita, cioè rendere noi stessi sopportabili e se è possibile graditi agli altri”, secondo Nietzsche.

Ma da cosa discendono ordine e gradevolezza? A renderli possibili è l’Armonia, che quando viene conseguita è immediatamente comprensibile anche al pubblico profano, mettendolo in rapporto empatico con l’artista. Ho usato il termine profano non a caso, perché l’Arte è una via che conduce al Sacro. Per adempiere a questo compito l’Arte ha bisogno di un Canone riconosciuto e condiviso, magari per violarlo, come fecero le Avanguardie di inizio Novecento.

Il problema è che oggi a dominare il campo sono gli epigoni di queste, involuti nel loro solipsismo, teso a un’incomprensibile destrutturazione della Forma. Ciò che ne risulta è una rappresentazione del mondo brutta e indecifrabile, il più delle volte volgare. Salviamo il mondo! Torniamo alla #Bellezza!