Quell’amore di plastica per le cose assenti

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L'amore per le cose assenti

Gustavo Marco Cipolla, Luciano Melchionna, OFF OFF Theatre“La gente adora gli addii”. E ama “L’amore per le cose assenti”. Quelle non dette o che non ci sono più, svelate solo nel momento in cui ci si saluta per sempre. Con l’ultimo bacio che segna la fine e l’inizio. E in cui rinfacciare trasforma la vittima in carnefice di un sentimento che poteva essere eterno per convenzione, ma che poi altro non è che il fiabesco vortice delle emozioni che ci hanno insegnato sin da bambini.

Nella pièce di Luciano Melchionna, in scena fino al 29 aprile all’OFF OFF Theatre di Roma e prodotto da Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, la violinista H.E.R. è la narratrice trasformista di una storia d’amore giunta al capolinea e in cui i due protagonisti, Giulia (Valeria Panepinto) e Matteo (Giandomenico Cupaiuolo), si ritrovano nella condizione comune e solita di chi lascia e di chi è succube (o liberato) della scelta dell’altro.

Per lei “l’amore rende ridicoli”, per Matteo “quello è l’innamoramento” che per Giulia “rende ridicoli all’inizio, sì, ma anche alla fine”. Il palco ribalta la scena e se Matteo ha deciso di regalare a Giulia la libertà per il suo quarantesimo compleanno, organizzando una festa dove gli unici invitati sono loro due, Giulia trova le parole e la rabbia per aggrapparsi a quell’amore che, forse, anche lei non vuole più. E si appiglia a quella solitudine da amare con forza più di se stessa perché di solitudine, se non la si ama, si muore. Lui, le sue insicurezze puerili e la sua smania per il sesso, lei che non si sente più desiderata ma del suo amore vorrebbe ricordare il bello delle cose vere e, per questo, ormai assenti. Le risate, la nostalgia, le battute di quando abbracciati davanti alla tivù bastava solo ridere a crepapelle per essere felici. Non ci sarà mai più niente di tutto questo. Da questa seconda storia finita lei porterà fuori quel dramma etico ed esistenziale che poi altro non è che una riflessione sulla vita di coppia di ognuno.

Gustavo Marco Cipolla, Luciano Melchionna, OFF OFF TheatreNella sceneggiatura i due protagonisti fanno i conti con l’amore per se stessi, con i vincoli che si sono imposti. Con la paura e la voglia di amare per sempre e di guardare oltre. Perché, forse, entrambi non si amano abbastanza e riversare sull’altro un affetto plastificato è una costrizione specchiata dalla quale prima o poi bisogna uscire.

E lo fanno parlando in maniera sincronica, quasi a dirsi le stesse cose con il cuore che batte sul palcoscenico scandito dalle musiche inedite degli Stag. Ancorandosi a quel che resta di un ricordo che, dopotutto, è un addio che sa di nuovo.

Per ricominciare ancora una volta nell’intimità.