A Predappio non abbiamo disonorato l’Italia

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Predappio. Casa natale di Mussolini. Ph. Ferdinando Cimatti
Predappio. Casa natale di Mussolini. Ph. Ferdinando Cimatti

Articolo di Davide Brullo pubblicato su Pangea. Rivista avventuriera di cultura e idee

Evocherei un aggettivo arcaico. Ubertoso. 24 aprile. Piglio la A 14, uscita Forlì. I cartelli indicano subito la SS 9. Direzione Predappio. Un eden tra Castrocaro, Civitella, Galeata. Colline verdi, vigne, fiumi, prati in fiore. Ubertoso. Paesaggio decisamente ubertoso, fertile, nutriente. Sfilo di fianco a filari di alberi, sgargianti, e case ben tenute. Sembra una porzione di Svizzera nel cuore sanguigno, anzi, sanguinante, della Romagna. Predappio, la Betlemme del Duce, non è la rocca di Mordor, è una conca di luce, una bellezza nitida. L’unica traccia di oscurità, qui, sono le camicie nere, i manganelli, i faccioni del Dux che appaiono dalle vetrine di alcuni venditori di souvenir. “A forza di non fare nulla, abbiamo lasciato il Fascismo in mano ai negozianti e ai nostalgici”, mi dirà, più tardi, il Sindaco di Predappio. Alcuni cartelli istituzionali promuovono Predappio come “la città del Sangiovese”. Ma non c’è niente da fare, c’è poco da dire. Predappio è la città del Duce. Manifesti, lungo la statale, promuovono una visita a Villa Mussolini, ovvero Villa Carpena, proprietà privata, la residenza del Duce, di Rachele e dei figli, che ora ospita il Centro studi intitolato a Romano Mussolini. I manifesti sono lordati dallo spray. La scritta è ben visibile, a caratteri cubitali, Carogne!

Il Sindaco di Predappio si chiama Giorgio Frassineti, sufficientemente basso, molto cordiale, viso ampio, ‘mussoliniano’, gli dico più tardi, sfottendolo, geologo di professione, un certo carisma da viveur, fuma Philip Morris sottili. Frassineti è stato eletto la prima volta nel 2009, “ho vinto per cento voti, un c**o pazzesco…”, all’inizio aveva paura dei borbottii della gente – “sai, tutti parlano del Sindaco – e non ne dicono bene – prima non ci dormivo la notte”.

Ora se ne fotte e di fatto il suo compito è tenere a bada i giornalisti. A frotte. “Ieri è venuta una di Radio France, tra due giorni vedo un giornalista di Der Spiegel, mi chiedono un giudizio sulla situazione del Governo italiano… a me…”. Due mesi fa il  Washington Post gli ha dedicato la prima pagina – “sono venuto bellino, vero?”. Titolo: With its museum of fascism, town aims to vilify, not glorify. “Mi manca solo Al Jazeera, poi li ho fatti tutti”, dice lui. Museum of fascism. “Museo del fascismo”. Questo è il tema. Frassineti, una carriera da militante a sinistra, dozzine di Festival dell’Unità sulla schiena, s’è messo in testa di fare un museo del fascismo. Apriti cielo. “La prima idea mi è venuta nel 2010. Ora ti spiego come è andata”.

Il fatto è che Predappio è inscindibilmente legata a Benito Mussolini. “Vedi, dove siedi tu dormiva Mussolini con suo fratello Arnaldo…”. Mi alzo, un po’ intimorito. Sono nell’ufficio del Sindaco. Palazzo Varano. Edificio storico, già scuola elementare dove insegna Rosa Maltoni, la mamma del Duce, diventerà la dimora dei Mussolini. Nel 1927 è “sede degli uffici comunali… agli arredi interni provvede direttamente il Capo del Governo, Benito Mussolini”, leggo su un cartello. I mobili dell’ufficio del Sindaco hanno ancora il logo del fascio littorio. “Cosa dovrei fare?, buttarli?” […]

“Per troppo tempo i cittadini di Predappio hanno dovuto subire il peso di un’onta: essere i concittadini del Duce. A Predappio è nato Mussolini, è vero; ma tutti sanno che il Fascismo è nato a Milano. Predappio non è la Chernobyl della Storia, noi non abbiamo disonorato l’Italia”, mi dice il Sindaco. Predappio, in effetti, è una città felice. E ne va fiera […]

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