Due piccoli italiani dalla Puglia a Rotterdam verso la felicità

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Paolo Sassanelli, Due piccoli italiani, Francesco Apice, Chiara Balestrazzi, Bari International Film Festival

In un’estate di tanti anni fa i bambini erano affezionati a Carosello e al personaggio di Calimero: anche uno dei nostri co-protagonisti, Felice, lo era. Lo vediamo, sul divano, con accanto sua madre distesa. Un colpo di vento e si ritorna ai giorni nostri. È così che prende il via Due piccoli italiani, l’opera prima di Paolo Sassanelli, fornendoci un indizio di cui uniremo i tasselli passo dopo passo, man mano che la storia si dispiega. Salvatore (Francesco Colella) ci fornisce un altro pezzo del puzzle, presentandosi on the road su un motorino, attraversando campi e stradine di un paese dell’entroterra pugliese (Minervino Murge).

Al centro di questo lungometraggio due amici un po’ naïf che si sostengono l’un l’altro nella casa di cura dove si trovano (con Salvatore che ricopre anche il ruolo di inserviente). La sceneggiatura (scritta a sei mani dallo stesso Sassanelli con Francesco Apice e Chiara Balestrazzi) riesce a fornire al pubblico un’idea non superficiale di alcuni atteggiamenti che vengono adottati in certe strutture, in cui talvolta gli infermieri si sono assuefatti alla malattia e non riescono più ad ascoltare ed accogliere. Ma la commedia dà vita a scene davvero esilaranti, giocate anche sulla diversità – e comprensione – della lingua straniera.

Da un momento di raptus di Salvatore, inizia un viaggio rocambolesco che ha per caso – inteso anche come destino – come meta Rotterdam.

«Il tema del film indaga i disagi e le difficoltà del vivere questo momento storico. Nella passiva accettazione iniziale dei due protagonisti di un’esistenza priva di stimoli ed emozioni echeggia la deriva in cui spesso tutti noi rischiamo di essere trascinati», si evidenzia nelle note di regia.

«Il viaggio che i due protagonisti intraprendono rappresenta la necessità di reagire alle difficoltà, aprendo la porta e uscendo di casa alla ricerca della felicità. Le scoperte di situazioni, realtà e persone inaspettate che li travolgono e insegnano loro il senso della vita, dell’amore, della gioia, dell’emozione. E se accade a loro, così “borderline” e improvvisati, inesperti della vita, può accadere a chiunque, purché si trovi il coraggio di andare incontro alle occasioni che la vita offre».

Non è semplice accettare di poter essere un “calimero” (chi conosce la sua storia sa da dove derivi il colore: il pulcino, caduto nella fuliggine, si sporca diventando nero e non viene più riconosciuto dalla madre), né imparare a lasciarsi andare. 

Sassanelli, attore molto amato dal pubblico, offre una giusta interpretazione misurata per un ruolo di un adulto che ha ancora l’approccio (e l’ingenuità) di un bambino; Colella (interprete dalla lunga e importante gavetta teatrale, che meriterebbe sempre più ruoli di spessore sul grande schermo e ben venga la scelta di Sassanelli) dà ottima prova di sé nei cambi di registro, con entrambi gli artisti che non vanno mai sopra le righe pur vestendo i panni di due borderline. Ago della bilancia, donando anche un tocco da fiaba, la stravagante Anke (Rian Gerritsen), a cui spetta il ruolo di aprire una finestra sul mondo.

Una curiosità: non ci sembra una coincidenza che il cognome di Salvatore sia Lagonia, ovviamente molto parlante di per sé, oltre a richiamare uno spettacolo (Le vacanze dei signori Lagonia) che fa parte del repertorio della compagnia fondata con Francesco Lagi, TeatrodiLina (in scena all’Elfo Puccini di Milano dall’8 al 10 maggio). Completano il cast Marit Nissen, Kenneth Herdigein, Tiziana Schiavarelli, Totò Onnis e Dagmar Lassander.

Due piccoli italiani è stato presentato, in anteprima mondiale, fuori concorso nella sezione Panorama Internazionale al Bif&st 2018 – Bari International Film Festival – e sarà in sala a giugno.