Se una mamma difende la figlia (dai fantasmi)

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Un film che sfugge a semplici inquadramenti di genere. Definirlo un thriller psicologico appare riduttivo perché la struttura narrativa gioca sull’intreccio di diversi livelli di racconto alimentati da una suspense continua.

Primo ed ultimo lungometraggio di finzione di Giuseppe Petitto – per la prematura scomparsa del regista nel 2015 a causa di un incidente stradale –, artista che viene dal documentario, Parlami di Lucy – in sala dal 19 aprile con Altre Storie – è un’opera raffinata e complessa, arricchita dalle musiche di Teho Teardo e dalla fotografia di Davide Manca.

Chiaroscurale, girato quasi interamente tra le mura domestiche di un’isolata casa tra le austere montagne del Nord Est italiano, il film ruota attorno alla figura di Nicole – interpretata da una eccezionale Antonia Liskova – madre inquieta e spaventata, vittima dell’alcool, tormentata da paranoie e paure, sogni inquietanti e strani accadimenti che sembrano minacciare la sua vita e quella di sua figlia Lucy (Linda Mastrocola), bimba solitaria e problematica, con accanto Roman (Michael Neuenschwander), marito fedifrago e distante.

La narrazione si avviluppa in un crescendo d’inquietudine per via di un pericolo incombente, indefinito, claustrofobico.

Il contrasto tra sogno e realtà, tra coscienza ed incoscienza, detto e non detto, non è mai netto e proprio in questo risiede la forza dell’opera.

Il film è costellato da presenze oscure che rischiano di mettere in pericolo le vite di Nicole e di Lucy? Roman è davvero un padre che cerca di disfarsi della moglie somministrandole farmaci per poter fuggire con la figlia Lucy dall’amante? O si tratta solo di fantasmi che albergano nella mente di Nicole?

Certamente, quel che emerge è il dolore di una madre fragile ma pronta a tutto per difendere sua figlia, una bambina bionda, dallo sguardo fisso e dalla voce marmorea, segno di una solitudine che nessuno riesce a lenire.