Camilla Ancilotto, l’artista dell’infinito

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In una società come quella odierna, dove qualunque giovanotto o fanciulla senza arte né parte si arroga il diritto di definirsi “artisti”, magari perché miracolati da qualche orrido reality show, quando capita l’avventura di imbattersi in un’artista “vera” e sublime, il momento diventa particolarmente magico.

E il concetto di “magia” non è del tutto estraneo all’opera della pittrice romana Camilla Ancilotto, per la quale la definizione “poliedrica” non è assolutamente da considerarsi un modo di dire, né tampoco un elegante sinonimo dell’abusatissimo multitasking.

Camilla crea infatti le sue opere dipingendo su poliedri veri e propri, solitamente piramidali a sezione quadrata, che poi impernia su stecche d’acciaio a formare quello che, alla prima impressione, può sembrare un grosso puzzle e, con un’occhiata meno distratta ma non ancora abbastanza attenta, l’evoluzione artistica del “Cubo di Rubik”.

Ma sono tutte definizioni riduttive che non rendono la dovuta giustizia all’opera dell’Ancilotto. Da profano quale sono, almeno per quanto concerne le arti figurative, cercherò di spiegare agli altri tre o quattro profani che mi stanno leggendo – facendo magari inorridire qualche esperto – come si compongono esattamente queste opere.

E compongono non è un termine che ho usato a caso.

Immaginatevi, dunque, tre quadri. Camilla Ancilotto li dipinge ciascuno su una delle facce del poliedro che, quando sono tutte nel medesimo verso, restituiscono a chi le guarda – ad esempio – un ritratto, una natura morta, un gruppo di animali, divisi in quadrati. Un po’ come i colori sulle facce del già citato cubo. Ma, a differenza del rompicapo di Rubik, dove i movimenti possibili erano solo “di lato” e “su e giù”, i quadrati che compongono le immagini dipinte dall’Ancilotto possono ruotare su loro stessi. Girandoli tutti insieme, si passa dal ritratto alla natura morta, ma la vera particolarità dei dipinti di Camilla è che possono essere scomposti a piacere.

Un’esperta in matematica ha calcolato che possono essere riassemblati fino a due trilioni di combinazioni. Ed ecco che il ritratto – come per magia – si fonde con la natura morta e con gli animali, dando – magari – una bocca di pesce ad una fanciulla e donandole un’acconciatura di mele e uva, quasi si trattasse di un dipinto di Arcimboldo. Ma anche quello è riduttivo, perché da un quadro di Camilla Ancilotto si può ottenere – in maniera del tutto casuale –  anche un richiamo a Dalì o a Picasso.

In ognuna di queste opere, assolutamente originali, c’è un’infinità di possibilità che permettono una serie interminabile di variazioni, citazioni ed emozioni che fanno meritare senz’altro a questa meravigliosa pittrice l’appellativo di “Artista dell’infinito”. Perché ogni suo quadro, in realtà, contiene al suo interno un intero universo in continua evoluzione.