Quel “Paganini del flauto”, il primo musicista free lance della storia

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Ogni strumento ha avuto il suo Paganini. Quest’anno si celebrano i 200 anni dalla nascita di colui che è considerato il Paganini del flauto: Giulio Briccialdi. Nome rimasto fuori dal pantheon dei “grandi”, Briccialdi fu, invece, figura di primissimo piano nella musica flautistica (ma non solo) dell’Ottocento europeo. A farci scoprire questo semisconosciuto strumentista e compositore italiano è Gian-Luca Petrucci, rinomato flautista italiano, nel suo corposo studio Giulio Briccialdi. Il principe dei flautisti (Zecchini, pagg. 430, euro 45).

L’autore parte subito da una caratteristica singolare di Briccialdi, ovvero il suo aver alternato il sublime al pratico, l’elevato al dimesso, il prestigioso al provinciale in una dimensione artistica che lo fa definire «antesignano del freelance». Briccialdi, infatti, come spiega bene Petrucci, si divise tra «prestazioni  come Primo Flauto nelle orchestre sia di Teatri importanti [dal 1870 alla Fenice di Venezia, ad esempio, nda] per stagioni di livello che in Teatri di secondo e terzo piano».

Per una personalità dalla simile forma mentis, per nulla autocelebrativa, Petrucci lascia che a tratteggiare i contorni biografici sia il flautista stesso, e lo fa pubblicando la sua autobiografia contenuta nel numero di Arte e Storia di Firenze del 9 luglio 1882. A corredo del testo briccialdiano, Petrucci inserisce anche l’edizione di alcuni passi del diario della moglie Rosa Ciampolini.

Tra le curiosità biografiche spiccano le simpatie massoniche di Briccialdi che offrì anche concerti per raccogliere fondi da devolvere a Garibaldi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, e «per l’acquisto di un milione di fucili» per i Mille.

Venendo all’importanza musicale di Briccialdi, nel 1849 ideò un flauto Böhm con la leva del si bemolle che «semplificò la digitazione e fu universalmente adottata» (il III capitolo del volume è interamente dedicato al flauto modello Briccialdi); come musicista «fu definito dalla critica europea il Paganini, il Vieuxtemps, il Mario, il Bellini del flauto in virtù delle sue esecuzioni»; come compositore si dedicò a parafrasi e fantasie su temi d’opera («mantengono una leggerezza ed una scorrevolezza che non produce effetti di appesantimento dell’idea tematica originale»), studi, musica da camera e bandistica, trascrizioni di pagine violinistiche di Paganini e pianistiche di Chopin e una nutrita schiera di opere didattiche.

A proposito di composizioni, tutta la seconda parte della monografia è dedicata al prezioso catalogo sistematico di tutte le opere (oltre 200) di Briccialdi: Petrucci, di ogni pagina, riporta autografo, data di composizione, numero d’opus, dedica, edizione dell’epoca e moderne ed incipit musicale.