Max Fuschetto, musica còlta per la poesia dell’infanzia

0
156
Max Fuschetto, Ph. Luigi Vaccaro
Max Fuschetto, Ph. Luigi Vaccaro

Sedici brani dedicati a quella che Ravel definì “la poesia dell’infanzia”.

Li ha scritti e raccolti il compositore e oboista campano Max Fuschetto nel suo nuovo album Mother Moonlight (Italian World Beat), affidandoli al piano del giovane Enzo Oliva.

«Potrei dire che questo lavoro nasce dalla vecchia terrazza di un giardino non illuminato quando una giovane donna cantava, mentre stendeva i panni appena lavati a mano, di una gatta che aveva una macchia nera sul muso e una vecchia soffitta vicino al mare con una stellina che brillava lì, in alto, proprio nel cielo blu. O tra i colori tonali di quella Mother Goose Suite di Ravel ascoltata e suonata per ore e per giorni nei freschi pomeriggi estivi delle orchestre giovanili, o la luna che illumina nello stesso momento il terreno battuto luogo dei giochi dei bambini africani davanti alle loro capanne e i cespugli ispidi dell’Appennino. O nasce da dentro, da quel tessuto policromo che è il tempo vissuto in un lungo presente che fa da nastro trasportatore dove si accumulano gli oggetti che rimangono in equilibrio tra la coscienza e l’inconscio» spiega Fuschetto.

Il disco arriva a due anni di distanza dall’apprezzato Sun Nà, portato dal vivo in svariati contesti e con diversi organici. «La diversità tra questi due lavori – commenta – è data innanzitutto da una essenzialità che caratterizza il timbro, il pianoforte solo di molti brani di Mother Moonlight, e una scrittura estremamente sottratta sia nelle linee polifoniche, per lo più due, che nella costruzione affidata a brevi motivi continuamente permutati o giustapposti. E poi Sun Ná ha il canto, Mother Moonlight la corda percossa, sfregata o pizzicata».

Max Fuschetto, Ph. Luigi Vaccaro

Diplomatosi in oboe al conservatorio Nicola Sala di Benevento, l’originale Fuschetto fin dal suo lavoro d’esordio del 2009, Popular Games, si è fatto notare per la capacità di approdare ad un punto d’incontro tra musica popolare e colta.

Alla musica si è avvicinato da bambino, per caso, seguendo un compagno di classe che andava a lezione («Per imitazione direi, poi il fiore è sbocciato da solo»). Appassionato di popular music e amante dei Beatles, dice di essere cresciuto ascoltando la musica passata dalla radio o dalla televisione: «A casa mia non c’era il giradischi. Quindi ero immerso nel paesaggio sonoro contemporaneo dei film, della pubblicità, dei racconti radiofonici, delle sagre e dei concerti di piazza».

Supportato dalla famiglia negli studi, confida: «La scelta di fare il compositore lascia sempre un po’ perplessi. Io ho seguito la mia voce interiore che, nonostante il lavoro e gli altri studi, mi ha sempre riportato sul terreno della scrittura».

Ma da dove arriva l’ispirazione? «Da tutto, letture, ascolti, prove e sketch che annoto trasformo ripenso, le biografie dei compositori che hanno realizzato prima di noi per capire che le strade sono sempre anche dettate dal caso e dalle prossimità, oltre che dalla volontà e il talento».

Nel suo percorso anche incursioni nel cinema: «I registi hanno preso i miei brani così com’erano, tranne che in Midsommar di Monica Mazzitelli, la cui colonna sonora è espressamente realizzata per il corto. Mentre in Dert dei fratelli Martone ho tolto le voci da alcuni brani ed abbiamo utilizzato solo gli sfondi sonori». Invitato a riflettere sulla nostra situazione musicale, infine, dice: «La musica è sempre in ottimo stato, sono i musicisti che non sempre se la passano bene».

«Il momento difficile è sempre ripartire» dichiara l’artista campano, che però già sta lavorando a un nuovo progetto, del quale anticipa: «E’ un lavoro che mi sta prendendo molto a livello ideativo. Di nuovo molto differente dai precedenti».