Come è concreto l’onirico avant-pop di Tenedle

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Angela Lonardo, Tenedle, Dimitri Niccolai, Premio Ciampi, avant-pop

Angela Lonardo, Tenedle, Dimitri Niccolai, Premio Ciampi, avant-popIn Italia si considera un alieno. Ma poi Tenedle, al secolo Dimitri Niccolai, chiarisce: «Si potrebbe dire anche il contrario: sono alieni la maggior parte degli italiani, a mio modo di vedere. La ricerca di un linguaggio più “alto”, differente, la poesia, mi rendono alieno in un Paese, il mio, che trovo sempre più violento ed aggressivo».

Autore, cantante, produttore e performer, Dimitri è nato a Firenze ma vive da un decennio in Olanda. Uno stato che conosce da mezzo secolo grazie ad Inge, la sua compagna (originaria della Frisia) e di cui ama il fatto che «riconosce ancora la figura dell’artista». Da sempre fan dei Beatles («Sono stati la fiamma che mi ha forzato ad imparare a suonare la chitarra»), dice di essere cresciuto in una famiglia «di gente che cantava e mugolava, nessun musicista in particolare, ma tanti dischi e tanti motivi fischiettati».

Il nome d’arte lo deve allo zio, che fin da bambino lo chiamava Tenedle. «È una translitterazione del mio nome secondo un misterioso alfabeto pare usato dai carbonari e ancora, si ipotizza, proveniente dall’aramaico» spiega a proposito del significato. Tutto comincia con una chitarra con corde di metallo da tortura, sostituita dopo pochissimi anni dal suo primo sintetizzatore, comprato a rate dopo aver visto il primo concerto dei Depeche Mode al Teatro Tenda di Bologna, nel 1984.

Capace di esprimersi oltre che con la musica, con le arti visive e multimediali, è stato definito più di una volta “cantautore contemporaneo”. Da qui la sua presenza al Premio Ciampi: «Un riconoscimento importante, una bellissima esperienza sul palco anche perché non sono un cantautore e non rappresento per niente quel contesto cantautorale».

Elettronico e melodico, onirico e concreto, l’avant-pop del musicista toscano ha colpito ancora con Traumsender (Sussurround Live & Records), uscito a due anni di distanza da Odd To Love, l’album di omaggio a Emily Dickinson. «Traumsender (speditore di sogni), come tutti i miei lavori precedenti, arriva da molto lontano nel tempo e nello spazio. Il titolo era nella mia testa dai tempi di Grancassa, il concept da almeno 20 anni» racconta. Il suo settimo disco parte   ancora   una   volta   da   uno   spunto   extramusicale   come l’Espressionismo. Dopo sei dischi è chiaro che l’avventura artistica di Tenedle non separa la musica dalle altre aree del sapere ma si sviluppa come un tutt’uno, all’insegna della curiosità, dell’indipendenza artistica, del connubio tra comunicazione e ricerca, tra linguaggio di massa e sperimentazione. Con un percorso anomalo, sfuggente, unico nel suo genere, dice che «in Italia siamo davvero troppo “vecchi” e legati ai “generi”. La musica come ogni altro campo da noi soffre una tristissima atmosfera litigiosa, clientelismo e protagonismo che non aiutano certo i creativi, anzi ostacolano ed oscurano ogni possibilità di espansione culturale».

Troppi cantanti, poca “propensione al rischio” e quindi poca sorprendente bellezza ci rimprovera Tenedle, che da sempre sperimenta e percorre varie strade. E chissà che la prossima non abbia a che fare con Teho Teardo: «Mi piace il suo modo di scrivere e produrre, ogni tanto immagino di lavorare con lui.

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