Giampiero e Lorella da Arcore a Grease con grande ironia

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Non mi hai più detto ti amo, lorella cuccarini, giampiero ingrassia, marco lomonaco, mondadori store, manzoni cultura, edoardo sylos labini, teatro manzoni,Sono passati 21 anni da quando Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia giravano l’Italia in coppia portando lo straordinario musical Grease nei teatri più importanti dello stivale. 

I due tornano tornati insieme in scena con uno spettacolo in prosa scritto e diretto da Gabriele Pignotta ” Non mi hai più detto ti amo” si sono raccontati al Mondadori Store di piazza Duomo a Milano nelle ormai consuete interviste OFF di Edoardo Sylos Labini. Con loro anche i giovani attori della Compagnia Raffaela Camarda, Francesco Maria Conti e il veterano Fabrizio Corucci.

Voi affrontate nel vostro nuovo spettacolo il delicato tema della famiglia che, con i cambiamenti sociali del nostro tempo, viene messa in discussione. Lorella, la famiglia è ancora un cardine fondamentale della nostra società?

Lorella: Direi di sì. Non per niente la commedia è stata pensata, scritta e messa in scena appunto per portare al centro dell’attenzione la famiglia e per raccontare l’ordinarietà della stessa, che affronta però un momento di crisi, qualcosa di straordinario quindi, che la obbliga a mutare e ad adattarsi a determinate situazioni che finiranno poi per rafforzarla.

Giampiero, com’è cambiato oggi il rapporto tra marito e moglie?

Giampiero: Dipende dai punti di vista. Cambia in base a com’è la famiglia presa come riferimento. Prendendo ad esempio la famiglia tradizionale, per la quale io faccio il tifo, diciamo che la donna, rispetto a tanti anni fa, si è fortemente emancipata e magari lavora dalla mattina alla sera con il marito che la sera rincasa e cucina. Questi cambiamenti ben vengano e siano sintomo di un progresso socioculturale.

Il tema dei figli è un altro dei temi portanti dello spettacolo; in una delle prime scene Lorella passa con il cestino a ritirare i cellulari a tavola ai ragazzi. Che genitori siete voi nella vita reale, specialmente nel rapporto coi social?

Lorella: Non passo col cestino perché proprio non li ammetto a tavola i cellulari. Anche mio marito appena ne vede uno diventa una belva! La cena è uno dei rari momenti in cui si può parlare di cosa si è fatto nella giornata e non va sprecato.

Giampiero: Vuoi sapere del mio rapporto coi social e mia figlia? Pensa, mi ha inserito lei su Instagram! Per quanto riguarda il cellulare a tavola, anche io la vedo come Lorella, ma ho meno polso di lei, diciamo: siccome a volte ricevo io stesso dei messaggi a cui rispondo,  mi sento un po’ in colpa a dire a mia figlia di posare il cellulare quando io per primo lo sto usando.

Domanda solo per te Giampiero, ovviamente. Che padre era il grande Ciccio Ingrassia?

Giampiero: Era un bellissimo padre. Non esistevano i cellulari quindi aveva qualche motivo in meno per rimproverarmi. Era un grandissimo padre che mi ha insegnato molto e mi fa piacere vedere soprattutto in quanti ancora lo seguono e lo ricordano con affetto.

Cosa ne pensava Ciccio del fatto che tu volessi intraprendere la carriera artistica?

Mio padre non voleva che all’inizio io facessi questo mestiere perché sapeva che era difficile. Agli inizi io facevo Legge ma poi decisi di fare in segreto l’esame per il laboratorio di Proietti. Non glielo dissi finché non mi presero perché non volevo che influisse sulla mia scelta di vita. Inoltre, non ha mai telefonato per raccomandarmi perché io non volevo e non voleva nemmeno lui. Ha sempre rispettato la privacy delle mie scelte durante la mia carriera e di questo lo ringrazio moltissimo.

Invece la tua figura famigliare di riferimento, Lorella?

Lorella: Sono cresciuta con mamma, punto di riferimento assoluto, faro sotto tutti i punti di vista. Non mi è mancato mai nulla e quando lei è venuta a mancare mi è franato il terreno sotto i piedi. Lei mi ha sempre supportato; mi diceva che se ami qualcosa devi provaci, però devi anche sostenerti con le tue gambe e infatti io ho imparato ad autodeterminarmi, iniziando ad esempio a lavorare presto per pagarmi la scuola di danza.

Il vostro debutto quando è stato?

Lorella: Ho cominciato come ballerina di fila praticamente a 18 anni, nel 1983 ho iniziato a ballare in due o tre programmi televisivi e poi ho avuto un opportunità bellissima nell’85 con Pippo Baudo in una convention dell’Algida. Pippo era lì come conduttore, io ero lì come ballerina. In quella serata mi fece chiamare dal suo manager e mi fece un provino che mi portò avanti insomma… Grande Pippo!

Giampiero: Il 16 aprile 1983 a Roma. Risposi con un amico ad un annuncio sul giornale e in qualche modo debuttammo; la sera della prima c’era solo la mia ragazza che faceva le foto dello spettacolo. Inoltre nel 1983 la Roma vinse lo scudetto e mio padre e mia madre che erano anche loro sulla strada per venire alla prima del mio spettacolo mi chiamarono per dirmi: “Per strada c’è il delirio, noi non arriveremo mai”. Ecco, il mio primo spettacolo!

Non mi hai più detto ti amo, lorella cuccarini, giampiero ingrassia, marco lomonaco, mondadori store, manzoni cultura, edoardo sylos labini, teatro manzoni,Lorella, a chi diresti grazie per la tua carriera, oltre a Pippo Baudo?

Lorella: A moltissimi, mi viene in mente Antonio Ricci che mi portò a fare Paperissima, aprendomi la strada della conduzione. Ma anche Saverio Marconi che ci diede la grande possibilità con il musical Grease, di cui ancora oggi si parla. Marco Columbro anche è stato una persona speciale.

Ad ogni personaggio che intervistiamo chiediamo di raccontarci un episodio OFF della propria carriera. Qualcosa di imbarazzante, inedito, successo magari all’inizio della vostra carriera…

Lorella: Di imbarazzante mi viene subito in mente quando per errore lanciai una scarpa in testa all’allora direttore della Rai. Ballando, in un balletto accidentalmente mi si è rotto un cinturino facendo un passo e la scarpa volando via con estrema forza è passata radente alla testa del direttore. In quel momento ho visto la carriera finire. Siccome non l’ho preso, non è successo niente e lo spettacolo è andato avanti.

Giampiero: Parecchi anni fa, alla presentazione dei palinsesti Fininvest, Io presenziavo insieme a Rocco Papaleo e tanti altri per presentare Classe di ferro, con cui poi abbiamo vinto il Telegatto. C’era questa festa magnifica ad Arcore, noi 26enni affittammo gli smoking e andammo. Quella villa meravigliosa, cinema, piscina, ci faceva letteralmente impazzire. Berlusconi suonava il pianoforte ed era pieno di calciatori e star dello Spettacolo.  Ad un certo punto vedo una bella donna… con il mio smoking affittato mi avvicino e con un accattivante buonasera le propongo di offrirle da bere. Mi presento, lei non fa una piega. Le chiedo come si chiama, mi risponde solo: “Veronica”. Nel mentre vedevo Bruno Corbucci, regista di Classe di ferro, che mi guardava perplesso, quasi allarmato. Vado a prendere da bere e vengo intercettato da Corbucci che mi apre gli occhi: era Veronica Lario. Mi sono nascosto per tutta la serata.

Ognuno di noi ha avuto nella propria vita qualche episodio doloroso. Come si va in scena quando succedono dei drammi come quelli che avete vissuto voi?

Lorella: Per fortuna non mi è mai capitato di dover lavorare proprio con delle situazioni di estrema difficoltà familiare. È stato però molto doloroso ad esempio andare in scena dopo aver appreso della scomparsa di Fabrizio Frizzi, che era un caro amico e una persona meravigliosa. Tutti speravamo che quella battaglia la vincesse e andare in scena quella sera è stato veramente difficile.

Giampiero: A me purtroppo il dramma è capitato con la perdita di mia moglie, madre di mia figlia che allora aveva 10 anni; non sono potuto andare avanti negli spettacoli perché ho dovuto pensare a lei che aveva appena perso la mamma. Mi trovavo a Napoli per Frankenstein Junior e ho dovuto mollare. Ho avuto un bravo cover che mi ha sostituito per tre mesi e quando mi sono sentito pronto ho rincominciato. Conosco però dei colleghi che pur avendo appreso in giornata della scomparsa di qualcuno vicino, la sera sono andati in scena. Il concetto di The show must go on è totalmente soggettivo comunque. Andare a far ridere ad esempio con uno squarcio dentro di dolore è veramente difficile, oltre che controproducente.

Se Mattarella durante il secondo giro di consultazioni dovesse chiamarvi e chiedervi un suggerimento su chi mettere a fare il Premier, chi indichereste?

Lorella: Oggi potremmo dire Eusebio Di Francesco!

Giampiero: Il nostro Fabrizio Corucci, senza dubbio. Fabrizio Corucci premier.