Quelle “connessioni mancate” con la persona incontrata con gli occhi

0
emanuele beluffi gabriele d'Annunzio Paolo Ba

 emanuele beluffi gabriele d'Annunzio Paolo BaOltreoceano le chiamano “missed connections”. Qui invece diciamo “ogni lasciata è persa”, ma il senso è lo stesso.

Sono le situazioni in cui due sguardi si incrociano per più di un secondo in metropolitana o fermi al semaforo, quei pochi, indelebili attimi dopo i quali si cerca di ritrovare la persona incontrata con gli occhi e perduta e rimpianta col pensiero e con le azioni.

La raccolta poetica di Paolo Baratti Noimann, Poesie espresse per cuori distratti (Porto Seguro editore, 195 pagine, 12,90 €), è molto di questo. Il tema dominante di questa “antologia”, che copre circa venti anni di scrittura, è l’amore: non l’amore romantico di un Lord Byron che cavalca solitario nei boschi, ma quel coacervo proteiforme e magmatico di sentimenti, pensieri e passioni che si agitano nell’animo di ciascuno di noi quando ci imbattiamo nelle nostre “missed connections” e proviamo quel sentimento che i francesi (ma quanto siamo internazionali!) chiamano “esprit d’escalier”, “lo spirito delle scale”, quando salendo le scale ci soffermiamo e vorremmo poter tornare indietro per cambiare a nostro favore l’occasione che non abbiamo colto al volo.

A Paolo Baratti Noimann, invece, non resta (si fa per dire) che consegnare alle pagine di un diario, di un manoscritto o allo schermo di un pc, delle liriche ispirate al Vate, a un Gabriele d’Annunzio re-loaded, “ri-caricato” o ri-visitato come se fosse stato in possesso della nostra tecnologia con cui scrivere i componimenti/tributo alle sue amate.

 emanuele beluffi gabriele d'Annunzio Paolo BaPesie espresse per cuori distratti non contiene solo poesie (anche se il genere è presente in massima parte), ma anche racconti brevissimi, racconti flash, lampi di luce che hanno la stessa intensità delle “missed connections”, tipica espressione del…situazionismo di noi indigeni metropolitani, che nonostante la frenesia della produttività troviamo il tempo per essere abbagliati dalle nostre “connessioni mancate” con la ragazza ferma in bici al semaforo di fianco alla nostra macchina e che ha incrociato i nostri occhi per la durata superiore all’attimo e che gli angloamericani -sempre loro!- con pragmatica brevità definiscono “eye-fuck”.

emanuele beluffi gabriele d'Annunzio Paolo BaLa scrittura di Noimann è agile, fresca, genuina, non concede nulla a inutili quanto goffi e velleitari tentativi di innalzare paraventi di liricità alle sue parole. E’ una scrittura semplice ma non di strada, per quanto ne sappiamo potrebbe essere stata scritta al tavolino all’aperto di un bar di Tel Aviv o davanti al desk in un condominio di Roma e una “cosa” che la caratterizza è la musicalità che, magari soprattutto nel rock italiano degli anni Novanta, infilava nelle liriche “autoctone” dei termini in inglese, accostandoli per la pura e semplice ragione dell’associazione psichico/creativa/musicale (vedi alcune canzoni dei Timoria).

E allora, questa frase trovata sul web ben  potrebbe assurgere a commento -super prosaico!- di queste poesie espresse di Noimann: “you smiled at me at the ladies bar, and said I was pretty w4w”.