La pittura si fa poesia con i ritratti di Luca Vernizzi

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Angelo crespi Luca Vernizzi Triennale di Milano chiaristi lombardi Renato Vernizzi

 Angelo crespi Luca Vernizzi Triennale di Milano chiaristi lombardi Renato VernizziLuca è un figlio d’arte: il padre Renato Vernizzi  (1904-1972), solido pittore del Novecento (a Parma c’è un bel museo a lui dedicato), fece parte della schiatta dei chiaristi lombardi. Luca, nel solco familiare e poi affrancandosene fino ad omettere il cognome, ha attraversato tutta l’arte italiana dagli anni Sessanta in poi – come arguiva in un saggio Rossana Bossaglia – con “fedeltà e sicurezza” da figurativo, coraggiosamente in antitesi alle derive minimaliste, poveriste e concettuali, interpretando al meglio gli alti e bassi, gli ispessimenti o le rarefazioni della pittura-pittura fino all’ultima importante mostra nel 2016 alla Triennale di Milano.

Ha dipinto persone, cose, luoghi, paesaggi e nature morte, in formati giganti o in dimensioni discrete. Si è spesso concentrato sul ritratto, finendo ad essere questo genere una sorta di linea carsica che ha caratterizzato, apparendo e scomparendo, la sua intera produzione: ritratti di semplici amici o di intellettuali,  artisti e  personaggi pubblici, sempre con la stessa capacità di cogliere al volo l’intima essenza del soggetto.

Ora, a settantasette anni portanti con baldanza, capelli e baffi bianchi, occhi azzurri, lo sguardo increspato di chi ha osservato il mondo con acutezza tutta la vita, Luca ha trovato una nuova levità che si esprime, guarda caso, soprattutto e ancora nel ritratto; c’è in lui una curiosità innata, che diventa stile quando si trova nel suo studio visà-vis con la persona da raffigurare. Un confronto breve, talvolta solo poche ore, che gli servono per completare l’opera: quanto di più lontano dal realismo di uno scatto fotografico, quanto più vicino al testo di una poesia.