Quel “microcosmo” utopico in cui fluttuare guardando il mondo là fuori

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David Lascaris, Apnea, 2017, plexiglass, acetate print, 30x30x30cm

Fotografie subacquee stampate in acetato e racchiuse in scrigni tridimensionali di plexiglass. Pensieri che giocano con la luce, la riflettono e diventano materia quasi a raccontare, attraverso l’arte, “la forma dell’acqua”.

Alla Fondamenta Gallery di Roma, dal 15 al 29 marzo prossimo, l’artista ligure David Lascaris (al secolo Davide Giauna) presenta la sua prima mostra dal titolo Iperuranio curata da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci.

Un percorso espositivo in cui gli scatti realizzati con una singolare tecnica di stampa prendono vita e si distaccano dalla bidimensionalità attraverso nuove forme prospettiche raccontando visivamente un mondo platonico che dalle idee si trasforma in reali giochi di colore degradé.

«L’idea nasce da un concetto formale dell’artista. Quando Davide mi ha spiegato la genesi dei suoi lavori mi è venuto in mente l’Iperuranio perché Platone concepisce la vita, soprattutto quella amorosa, come un’ascesa verso l’Iperuranio mediante la Biga alata. L’amore platonico raggiunge l’Iperuranio attraverso dei livelli. Le foto di Lascaris, non ritoccate da Photoshop e scattate durante i suoi viaggi in giro per il mondo, sono raccolte su  piani in cui si nota la rifrazione della luce. Dal basso, dove prevalgono i toni scuri, i colori si evolvono verso tonalità sempre più pure», spiega Nidiaci, che sottolinea «sono protette dal plexiglass che idealmente e fisicamente si contrappone alla delicatezza delle stampe in acetato. Il plexiglass, quindi, protegge l’Iperuranio che è qualcosa di estremamente deperibile».

David Lascaris, Apnea, 2017, plexiglass, acetate print, 60x90x15cm

Le opere a muro Apnee sono scatole trasparenti con immagini scattate in acquatica come il Fiume Rosso, così chiamato perché ha una grande concentrazione di ferro, e il deserto spagnolo. Layer distanziati e sovrapposti che ricreano da una parte la tridimensionalità senza legarla in maniera univoca alla bidimensionalità.

Spostandosi, la profondità non è legata allo scatto fotografico. «Le opere sembrano fluide e danno l’impressione di sciogliersi come se si trovassero all’interno di un acquario. Il concetto è un po’ quello della trasformazione, l’acqua è un elemento vitale da cui si arriva e a cui si ritorna» dice Lascaris, che aggiunge «il tema della trasformazione è anche il cardine dell’installazione Fluido di genere perché siamo abituati a pensare al mondo come se fosse costituito da entità separate, tra cui le identità di genere rappresentate dagli stereotipi del rosa e dell’azzurro, mentre nella realtà è tutto più fluido. I due colori, che sono divisi all’interno della lastra formata da una piramide sospesa, quando sgocciolano nella teca creano un terzo colore e rivelano la loro limpidezza mentre l’acqua nella vasca a terra sembra anche non colorarsi, quasi ad evidenziare il disfacimento dell’idea di gender».

L’Iperuranio di Lascaris è, come lo definisce la curatrice, un “microcosmo utopico” in cui immergersi per guardare con un punto di vista prospettico differente il mondo reale che, oltre le etichette e le convenzioni sociali, non è così schematico come sembra.